605384 DICHIARAZIONI MINISTRO CARROZZA-FOTO ARCHIVIOIl ministro dell’Istruzione: «È necessario per il futuro del Paese. I troppi Neet? È un dramma che non mi fa dormire».

«O ci sono margini per un reinvestimento nella scuola pubblica oppure devo smettere di fare il ministro dell’Istruzione». Lo dice la titolare del dicastero, Maria Chiara Carrozza, intervenuta a Nove in Punto su Radio 24. Secondo Carrozza l’investimento «è necessario per il futuro del Paese, non ci sono altre strade disponibili».

MIGLIORARE LA QUALITÀ DEL LAVORO – La titolare del dicastero parla di priorità all’edilizia scolastica, ma anche del bisogno di più insegnanti, come già aveva fatto giovedì durante un intervento a Palermo.«Siamo in una situazione drammatica, dobbiamo mettere in sicurezza le nostre scuole, dobbiamo metterle in grado di proteggere i nostri bambini. Abbiamo bisogno prima di tutto di un investimento nell’edilizia scolastica e poi abbiamo bisogno di più insegnanti che davvero ci permettano di migliorare la qualità del nostro servizio».

«I NEET NON MI FANNO DORMIRE LA NOTTE» – Unrecente rapporto dell’Istat ha evidenziato come l’Italia sia uno dei paesi con il più alto tasso di Neet, i giovani «Not in education, employment or training», in italiano «né-né», cioè che non studiano e non lavorano.Carrozza commenta: «Sono rimasta molto colpita. Per me è un dramma, che non mi fa dormire la notte. Dobbiamo lavorare su questo, altrimenti come facciamo a parlare di crescita».

LE SCUOLE PARITARIE – Il ministro Carrozza si sofferma, quindi, sulla questione del finanziamento alle scuole paritarie, visto anche il referendum di Bologna sui fondi alle agli asili privati (lo speciale), in programma domenica: «Sono istituti che offrono un servizio pubblico e coprono una parte degli studenti italiani. Privandoli dei soldi li metteremmo in grave difficoltà e molti bambini non avrebbero accesso alla scuola. Sarebbe davvero un disastro». La cifra stanziata, 500 milioni a fronte dei 40 miliardi di spesa pubblica, è giudicata esigua: «È una piccola parte di una cifra che copre laddove il sistema delle scuole statali non riesce ad arrivare. Soprattutto sulla scuola dell’infanzia, sulla quale siamo deboli e sulla quale dovremmo tornare a investire».

INTERESSI DEI BAMBINI PRIMA DELLE IDEOLOGIE- A tal proposito già giovedì mattina, in una nota pubblicata su Facebook, il ministro aveva ricordato: «Il dibattito sul referendum di domenica 26 maggio di Bologna sembra privilegiare soprattutto le esigenze politiche e i diversi posizionamenti ideologici, piuttosto che gli interessi dei bambini», perché «la sacrosanta battaglia per una scuola pubblica più forte non si può vincere mettendosi contro chi cerca di dare un posto a tutti». Di conseguenza a Radio24 ha spiegato: «Il dibattito è ampio e credo che i promotori del referendum avessero un obiettivo più a lungo termine, anche in relazione al fatto che la scuola pubblica è stata tagliata troppo. Il dibattito mette l’attenzione sulla scuola e quindi a me piace che se ne parli. Magari poi dobbiamo anche pensare a chi deve riuscire a coprire il servizio».

da: www.corriere.it