israeleLe leggi sul prezzo fisso – in ambito editoriale e non solo – hanno sempre forti sostenitori e detrattori, che in ugual misura dibattono sull’opportunità di applicare (o mantenere) queste norme nel proprio mercato.

Discorsi di questo tipo sono stati fatti anche in Israele quando nel 2012, dopo discussioni durate anni anche in sede parlamentare, si è infine deciso di approvare la legge che impone agli editori di mantenere fisso il prezzo delle novità per i 18 mesi successivi alla pubblicazione, oltre ad alzare il minimo di royalties per gli autori (all’8% sul prezzo di copertina – senza IVA – fino alle 6 mila copie vendute, al 10% da lì in poi), e inoltre obbliga le librerie a esporre un minimo di sette editori diversi in vetrina.

Entrata in vigore nel 2014 – e attiva tutto l’anno, con l’eccezione della settimana nazionale del libro – sembrava potesse effettivamente porre fine a una serie di pratiche che limitavano il mercato librario, come il sostanziale duopolio di Steimatzky e Tzomet Sfarim, le principali catene librarie israeliane, oppure gli sconti molto forti (una formula particolarmente amata è la «4 libri per 100 shekel», circa 25€), o ancora i rapporti con alcuni grandi editori del Paese che compravano dello spazio nelle vetrine in cambio di termini più favorevoli alla libreria stessa (accordi favoriti dal fatto che le catene librarie stesse fanno parte di società cui appartengono anche suddetti grandi editori).

Tuttavia, le buone intenzioni non hanno portato ai risultati sperati e, dopo due soli anni, la legge è stata abrogata all’inizio di questo settembre. Le conseguenze sul mercato, infatti, sono state piuttosto negative: alcuni piccoli editori hanno visto qualche leggero miglioramento, ma in linea generale le imposizioni sulle ultime uscite hanno portato a un drastico calo nelle loro vendite (fino al 60% in meno), e di riflesso ha spinto gli editori a concentrarsi più sui titoli di catalogo che sulle novità, con grandi problemi per gli autori esordienti. I classici, in particolare, sono stati al centro di varie riedizioni in diversi formati, essendo queste al di fuori dei limiti imposti dalla legge.

A tal proposito Stephanie Barrouillet, agente israeliana specializzata nei libri per bambini e ragazzi, parlando con Publishing Perspectives ha spiegato che, mentre prima i genitori compravano molti libri, rendendo il settore dinamico e in crescita, ora sono meno inclini all’acquisto delle novità e si rivolgono più volentieri ai classici, che hanno prezzi più accessibili.

La ministra della cultura israeliana Miri Regev parlava di abrogare la legge già dai primi di marzo: «Ho deciso di eliminare la legge sul libro perché ha fallito il suo principale obbiettivo: il prezzo dei libri è salito e le principali vittime sono i lettori», ha affermato durante una conferenza stampa. «La mia decisione è stata presa basandomi sul principio sotteso alla mia linea politica, ovvero l’accesso alla cultura per tutti i cittadini israeliani».

Alcune norme della legge abrogata, tuttavia, potrebbero essere riproposte per cercare di dare più competitività al settore: in particolare, sembra ci sia la volontà di mantenere l’obbligo per le librerie di offrire uguale preminenza a diverse case editrici.

 

di: Camilla Pelizzoli

da: www.giornaledellalibreria.it

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