tablet studentiDieci istituti l’hanno sperimentato per un anno, seguiti dall’università Cattolica di Milano. Ecco i primi risultati tra molte luci e alcune ombre.

L’università Cattolica di Milano ha presentato i primi risultati della sperimentazione Motus (Monitoring Tablet utilization in School) che ha coinvolto 276 studenti e 95 insegnanti di 10 scuole del Centro Nord: da settembre scorso i ragazzi hanno fanno a meno dei libri di testo, sostituiti dagli agili tablet. Li hanno portati in classe, ci hanno studiato a casa. Continueranno così per altri 4 anni. Ma già adesso è tempo di un primo bilancio. Che presenta molte luci. E qualche ombra.
“Il dato positivo è che per la stragrande maggioranza dei prof, il tablet è entrato nella pratica quotidiana, sostenendo sia la comunicazione orale, sia la visualizzazione” dice Pier Cesare Rivoltella, docente in Cattolica e direttore del Centro di ricerca Cremit che ha curato l’indagine. Secondo i docenti, il nuovo strumento è servito ai ragazzi soprattutto per approfondire (per il 70 per cento), ricordare (46), fare sintesi (56). In quanto alla didattica, agli insegnanti lo strumento è servito per la ricerca di informazioni (29 per cento) e proiezione di materiali durante la lezione (25).

È soddisfatta dell’esperimento la professoressa Roberta Ausenda, del liceo economico/sociale Maria Ausiliatrice di Lecco: “Il tablet ha migliorato molto la comunicazione, sia tra gli studenti, sia tra studenti e insegnanti, anche fuori orario. Se devo mandare loro un lavoro o una scheda da fare, gliela invio”. E lo studio? “Si distraggono quei ragazzi che si distrarrebbero comunque, che a casa tengono il computer acceso quando fanno i compiti. Se vogliono, girano la pagina e trovano un gioco; il tablet di per sé è accattivante. Ma in fondo non è cambiato molto nell’apprendimento”.
Ed è proprio questo il punto critico, secondo Rivoltella: “Il 30 per cento dei docenti dice che il carico di lavoro è rimasto invariato. Francamente mi aspetterei il contrario, e cioè che per preparare una lezione con questo strumento ci si impieghi molto di più”. Il dubbio, neanche tanto velato, è: i professori avranno utilizzato il tablet a fondo? O piuttosto avranno semplicemente replicato la lezione tradizionale, dando una “rinfrescata tecnologica”? Mettiamo che, per esempio, si voglia spiegare l’Egitto: con Google Earth si aprono infinite possibilità, per vedere da vicino i luoghi di cui si parla. Ma occorre tempo.

“Se il tablet venisse usato per far compiere ai ragazzi nuove esperienze, per farli immergere in un’altra didattica, i tempi sarebbero più lunghi” continua Rivoltella. Invece, dopo un anno di prova, la didattica non è cambiata: la lezione resta frontale, i ragazzi aprono il tablet anziché il libro. E basta. “Gli insegnanti fanno resistenza: non vogliono restare indietro con il programma”. E soprattutto, è il dubbio, non vogliono mettersi in gioco. Alla fine però resta comunque un discreto ottimismo: la sperimentazione durerà altri 4 anni, c’è tempo per andare più a fondo. Alcuni tutor saranno accanto ai prof per aiutarli a scoprire le nuove possibilità per la didattica. Infine una nota: la maggior parte delle scuole coinvolte in Motus ha consegnato i tablet ai ragazzi in comodato d’uso. “Secondo me però lo strumento dev’esser personale” è il parere di Rivoltella. “Meglio dare un voucher alle famiglie che i soldi alle scuole”.

di: Cristina Lacava

da: www.iodonna.it