docenti-precariUna carriera da professore stroncata dai tagli alla scuola. Passione e esperienza non bastano contro il precariato e le supplenze temporanee.

Così un docente di Filosofia e Storia da Nuoro scrive al Ministro dell’Istruzione: “E’ utile allo Stato privarsi di chi sente di poter dare ancora molto?”

NUORO – Graziano Napolitano è un professore innamorato della Sardegna. Da circa sei anni ha deciso di lasciare la sua Puglia per costruire un futuro nella nostra isola. Precario, fa la spola di paesino in paesino, per un’unica passione: insegnare. Ha affrontato innumerevoli traslochi, inverni gelidi, la lontananza dalla sua terra: “E’ difficile ricostruirsi ogni volta, ogni anno, per ogni nuova supplenza, una nuova dimensione sociale”. Poi i tagli alla scuola hanno spento definitivamente i suoi sogni: alcuni giorni fa, come ogni anno, è scaduto il suo ennesimo contratto per una supplenza temporanea. Secondo Graziano Napolitano con questi tagli lo Stato limita l’istruzione al ‘principio Ikea’: “L’apertura dello store è giustificabile solo laddove la consistenza demografica lo consente”. Così anche la scuola, che sceglie il numero degli insegnanti in base al numero degli alunni. “Ma la provincia di Nuoro – scrive Napolitano – è fatta di paesini microscopici popolati da gente fiera e sincera, affezionata alle proprie tradizioni e al proprio territorio. Gente che non ha intenzione di trasferisi in città ma che pure (a ragione, no?) vuole una scuola di qualità per i propri figli”.

Così Graziano ha scritto al Ministro dell’Istruzione, Maria Grazia Carrozza, per chiederle se davvero è arrivato il momento di abbandonare un sogno e archiviare le emozioni e gli entusiasmi di sei anni di insegnamento. Una lettera amara che sfocia in una domanda: “E’ utile allo Stato privarsi di chi sente di poter dare ancora molto?”.

Illustrissimo Ministro Maria Grazia Carrozza,

Sono un insegnante precario, oramai da sei anni, di filosofia e storia nei licei della provincia di Nuoro. Pugliese di origine, disposto a lasciare la mia terra e i miei affetti pur di avvicinarmi alla professione che ho scelto e per cui mi son formato con dedizione. Ieri mi è scaduto il mio ennesimo contratto per una supplenza temporanea. Ricordo il mio primo anno di insegnamento, sei anni fa. Ero trentesimo in graduatoria ma riesco ad ottenere una supplenza al 30 giugno: quante emozioni, quanta felicità. Ricordo ancora la mia prima lezione e poi il pomeriggio passato a preparare, con una energia indescrivibile e indimenticabile, la lezione successiva. E così per un anno, un anno ancora e un’altro. Ogni volta un paesino diverso di questa splendida Sardegna. Ogni volta un trasloco, un alloggio di fortuna. E gli inverni, gelidi. E la solitudine, in certi momenti.

E’ difficile ricostruirsi ogni volta, ogni anno, per ogni nuova supplenza, una nuova dimensione sociale. Ma non importava: sapevo che il giorno successivo avrei rivisto i miei ragazzi e avrei tenuto, nel migliore dei modi, le mie lezioni. Poi sono arrivati i famosi “tagli” ufficializzati “riforma”. Il principio è molto semplice e mi son permesso di ribattezzarlo “principio Ikea”: l’apertura dello store è giustificabile solo laddove la consistenza demografica lo consenta. Ma la provincia di Nuoro è fatta di paesini microscopici popolati da gente fiera e sincera, affezionata alle proprie tradizioni e al proprio territorio; gente che non ha intenzione di trasferisi in città ma che pure (a ragione, no?) vuole una scuola di qualità per i propri figli (per il proprio territorio e dunque per l’intera nazione).

Dai “tagli ” in qua, i miei contratti sono diventati sempre più precari e l’ultimo giorno di scuola sempre più triste. Ieri su facebook mi arriva il messaggio di una alunna che mi dice: “prof rimarrà sempre il nostro pugliese preferito”; ed io “dopo Checco Zalone immagino” e lei ribatte pronta: “no prof mi dispiace, ma mica Checco Zalone ci ha spiegato Nietzsche come ha fatto lei!”. Le rispondo con un sorriso; minimizzo la scheda Facebook e riapro quella che guardavo precedentemente “Opportunità di lavoro”. In un istante ho compreso che non sempre la logica rappresenta uno strumento affidabile: ho insegnato male nel ricordarlo ai ragazzi. Logica vorrebbe che se qualcuno fa un lavoro con discreto successo – fa e non “vorrebbe farlo”-, quel qualcuno ha ragione di ritenere che debba continuare a fare quel lavoro, migliorandosi.

Ecco, io mi aspetterei che qualcuno mi chiedesse di migliorarmi, anche perchè dopo un’esperienza di sei anni saprei come farlo. Ma l’istinto mi dice che è arrivato il momento di abbandonare un sogno e archiviare le emozioni e gli entusiasmi. Devo farlo per la mia dignità di persona, per i miei doveri nei confronti del mondo e dell’esistenza e per stanchezza. Con questa lettera non voglio, certo, impietosire il Ministro. Nè voglio chiedergli se la realtà sottesa dalla mia personale esperienza gli sembra giusta. Al Ministro, donna di scienza, voglio chiedere: è utile allo Stato privarsi di chi sente di poter dare ancora molto? Di chi è pronto ad impegnarsi ancora con le competenze, le conoscenze e l’entusiasmo necessario, maturati in sei anni di esperienza? Di chi – e questo credo sia importante – ancora giovane, saprebbe come migliorare il proprio contributo alla scuola italiana, in virtù della stessa esperienza? A fare queste domande è il cittadino e non l’insegnante precario. Non mi aspetto una risposta Ministro, ma mi auguro che la sua intelligenza e la sua sensibilità non abbiano nemmeno bisogno di leggere questa lettera per avvertire l’urgenza di queste domande.

Con rispetto
prof. Graziano Napolitano

 

di: Mauro Loddo

da: www.sardegnaoggi.it