Screenshot-01-300x168Si fa un gran parlare di tablet, Lim, scuola digitale: ma a cosa servono, oltre al copia/incolla e a qualche “effetto speciale”  tanto graditi agli studenti ?

Qualche giorno fa un quotidiano ha pubblicato la lettera di un insegnante di latino e greco: per le mie materie le nuove tecnologie sono inutili, sostiene il prof. E’ davvero così? Ne abbiamo già parlato su iodonna.it per una ricerca dell’università Cattolica. Oggi riprendiamo il discorso perché è stato appena presentato il progetto Smart Future: a partire dal prossimo anno scolastico ed entro il 2015, Samsung realizzerà classi digitali in 300 scuole italiane, le prime 50 già entro la fine di quest’anno. A seguire il percorso di formazione degli insegnanti e a occuparsi dei contenuti sarà un Advisory Board  formato da esperti del settore come Dianora Bardi, fondatore del Centro studi Impara digitale e prof di Lettere al liceo Lussana di Bergamo. “Se la tecnologia è solo uno strumento per prendere appunti rapidamente o viene usata per gli e-book allora sono d’accordo: non serve a niente” è la provocazione. “Se il prof fa la sua solita spiegazione dalla cattedra per due ore, i ragazzi usano il tablet per giocare”.

Ma un’altra possibilità c’è.  A patto che i prof si mettano in gioco, rinuncino alla didattica frontale e affrontino i ragazzi in un’ottica completamente diversa: “puntando sulla condivisione, sul lavoro in team, sull’esperienza laboratoriale, sulla multidisciplinarietà” suggerisce la professoressa Bardi. Significa ricominciare da capo, con una nuova sfida.

“Il primo passo è che tutti i docenti devono essere d’accordo, perché i contenuti diventano multidisciplinari. All’inizio dell’anno scolastico si fa un progetto che va condiviso. Un esempio: studiamo il viaggio. Io parlo del viaggio di Ulisse, il collega di geografia del Mediterraneo, quello di scienze parla del mare o del clima, gli insegnanti di inglese e di arte sono coinvolti anche loro. Ai ragazzi diamo le chiavi per interpretare le fonti, sia cartacee, sia digitali, e li seguiamo passo dopo passo nell’elaborazione dei contenuti, che vengono poi messi a disposizione nel cloud. Ovviamente il copia/incolla è vietato”. Se i ragazzi devono rinunciare a prendere pari pari le notizie da wikipedia, ai prof è chiesto di rinunciare a star seduti. “Bisogna stare accanto agli studenti. Aiutarli nella condivisione. Così i più forti possono aiutare i più deboli. A casa, si continua  a lavorare nello stesso modo, in gruppo. Un’esperienza di apprendimento che sarà utile poi a tutti quando entreranno nel mondo del lavoro”. I gruppi di studio man mano cambiano, si mescolano a seconda degli argomenti.

Il dubbio è: i contenuti? Con questa didattica più interessante, ma indubbiamente più complessa, si riesce comunque a finire il programma, incubo degli insegnanti? Non è che, una volta esaurito il tema viaggio, non si ha più tempo per il resto?

“I contenuti tradizionali vengono salvaguardati e il programma è seguito” è la tranquillizzante risposta della prof. Bardi. ” Certo, studiare Leopardi con il metodo tradizionale è facile; più difficile è trovare e interpretare fonti diverse. Ma l’anno scorso qui al Lussana hanno svolto l’esame di maturità i primi ragazzi che avevano studiato in una classe digitale. L’esame è stato tradizionale, ovviamente: gli studenti sono usciti benissimo, con una media molto alta. E ora sono più pronti ad affrontare il mondo che li aspetta”.

Il nodo, dunque, è la formazione (e la disponibilità al nuovo) degli insegnanti. Secondo il programma di Smart Future, ci sarà una fase indispensabile di training dei docenti, per avviarli alla nuova metodologia didattica. In vista dell’obiettivo finale: “Offrire agli studenti un’istruzione allineata agli standard degli altri Paesi” dice Luca Danovaro, corporate marketing director Samsung Electronics Italia, “per cogliere nuove opportunità di lavoro in un mondo sempre più competitivo”.

 

da: blog.iodonna.it