A scuola sono arrivate alcune nuove Lavagne Interattive Multimediali (LIM). C’è molta curiosità sia tra i genitori, che tra i docenti. A che servono nella scuola dell’infanzia, sostengono alcuni? I nostri bambini passano anche troppo tempo davanti a tablet e cellulari. Potrebbero portare un po’ di innovazione, promuovendo una didattica interattiva, più vicina alle curiosità dei nostri bambini, sostengono altri. Come comportarsi?

La risposta

Molto frequentemente l’introduzione di strumenti digitali nella scuola dell’infanzia crea allarmismo, sia da parte delle famiglie, che considerano il proprio figlio già sufficientemente  sovraesposto alla tecnologia senza il bisogno  di utilizzarla anche a scuola , sia da parte del team docente, per molteplici motivi.

I genitori temono che sia già sufficiente il tempo che i propri figli passano a casa davanti alla TV e amonitor di diversa natura.

Gli insegnanti che sposano la tesi “conservativa” e che, quindi, vedono di cattivo occhio le novità didattiche, soprattutto le digitali, sostengono che il sistema non necessita di essere modificato. Essi preferiscono rimanere ben saldi ai vecchi e rassicuranti metodi di una volta che, nella loro indiscussa validità, rimangono inattaccabili. Il corpo docente, inoltre, è consapevole del fatto che dietro all’arrivo di uno strumento come la LIM si nasconda il fastidioso onere della formazione, che in questo caso viene considerato superfluo, vista la non intenzione di utilizzare il mezzo.

La didattica digitale è oggi una scelta che può e deve integrarsi con l’eccellente offerta formativa che viene oggi proposta alla scuola dell’infanzia, riflesso di valide scelte pedagogiche.

Formarsi sull’innovazione digitale non solo è una necessità richiesta dalla legge 107/2015 e dal Piano Nazionale Scuola Digitale (Ottobre 2015), ma, soprattutto, è un dovere nei confronti dei nostri alunni, intorno ai quali deve essere pensata e ponderata la didattica.

Se il bambino contemporaneo può essere definito un fruitore precoce di tecnologia, dobbiamo però ammettere, che egli lo fa spesso in maniera passiva. Come educatori dobbiamo presentare la tecnologia al bambino secondo una pedagogia attiva, in grado di porlo al centro dell’azione didattica. La Lim e progetti come il coding alla scuola dell’infanzia portano con sé questo intento. Insegnare a programmare in maniera ludiforme attraverso proposte sempre accattivanti, sin dalla scuola dell’infanzia, promuove lo sviluppo del pensiero computazionale e rafforza l’autonoma ricerca del bambino.

Va sempre tenuta presente la grande opportunità che ha la scuola dell’infanzia di poter nutrire il pensiero del bambino nel momento di massima plasticità del cervello; i ragazzi italiani di domani, al pari dei loro coetanei europei, saranno in grado di essere utenti più consapevoli della rete grazie alla precoce attività di programmazione che possono svolgere nelle nostre scuole digitalizzate.

È importante sottolineare che la tecnologia non può sostituirsi al docente, ma deve essere considerato uno strumento, anche in ottica inclusiva, in grado di promuovere autonomia e competenza. Attraverso le Lim i bambini possono giocare, scoprire, lasciarsi incuriosire: devono, in altri termini, essere protagonisti attivi e non fruitori passivi.

Se nella nostra scuola dovesse arrivare una LIM, questa potrebbe costituire l’occasione per una riflessione sulle scelte didattiche e costituire l’opportunità per integrare le opportunità che questo strumento offre con gli stimoli presenti nella nostra proposta formativa. Potremmo, in altre parole non dover scegliere tra l’importanza di manipolare e l’uso di strumentazione tecnologica, tra lo sviluppo dei campi di esperienza e il pensiero computazionale, tra lo sviluppo di competenze di cittadinanza e conoscenza delle procedure tecnologiche.

 

di: Mikol Kulberg Taub
Insegnante Scuola dell’Infanzia

da: www.tuttoscuola.it

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