WiredUno scienziato del Mit ha creato un software che permette di aggregare e visualizzare tutti i metadati relativi alle proprie email

Il software si chiama Immersion, e promette “una visione antropocentrica della vostra e-mail”. Funziona così: gli lasciate le chiavi del vostro account Gmail e lui vi mostra la vostra rete di interazioni sulWeb, costruita a partire dai metadati delle vostre conversazioni elettroniche. Ma in questo caso non c’è lo zampino né di Prism o della National Security Agency, né di alcun whistlebower. Avviene tutto con l’assenso dell’utente, e, soprattutto, basta un clic per cancellarsi. Immersion è stato ideato daCésar Hidalgo, professore al Mit Media Lab, che si occupa di metadati da oltre vent’anni. E oggiracconta entusiasticamente come visualizzare la propria nuvola di interazioni sia un’esperienza extra-corporea, che può “cambiare il modo di pensare”. E farci rendere conto di quanto possano rivelare di noi queste informazioni.

Facciamo per un momento un passo indietro. In generale, i metadati sono semplicemente, come suggerisce il nome, dei dati che riguardano altri dati. Ora e durata di una chiamata telefonica, per esempio. Oppure mittente e destinatario di una mail. Ma non il contenuto della chiamata o il testodella mail. Cose che, prima che scoppiasse lo scandalo Datagate, il grande pubblico più o meno ignorava. Ma da quando si è saputo che l’agenzia per la sicurezza nazionale statunitense era così interessata ai metadati, il loro reale valore è diventato immediatamente oggetto di discussioni pubbliche. Si tratta di uno strumento innocuo con cui il governo cerca di dare la caccia ai criminali o è una reale minaccia per la privacy di tutti? E, in ogni caso, perché Hidalgo li carica di un significato emotivocosì profondo?

“Semplicemente perché sono dati che riguardano intimamente le persone”, spiega lo scienziato. “O, ancora meglio, le interazioni tra le persone”. Il software di Hidalgo scansiona le mail e raccoglie tutti i metadati per creare un ritratto della rete dell’utente. Tramite un diagramma fatto di cerchi e linee, evidenzia le cento persone con cui si è comunicato di più e mostra quanto strettamente sono collegate all’utente e quanto sono interconnesse l’una con l’altra.

L’applicazione è stato testata in versione beta al Media Lab su 500 volontari. “Alcuni di essi”, racconta Hidalgo, “avevano una persona chiave nella propria casella di posta, che Immersion visualizzava come un grande cerchio, simile alla stella centrale di un sistema solare. Altre avevano due ammassi distintidi contatti che non interagivano quasi mai tra loro”. Anche lui, naturalmente, ha provato: “È come vedere il mondo dall’alto, da una prospettiva diversa. Una sorta di esperienza extra-corporea”, racconta emozionato. “Ho visto la mia rete e me stesso al di sopra di essa. Le piattaforme elettroniche che abbiamo ora, come Facebook e Twitter, ci forniscono dei flussi di interazioni, ma non la loro mappa.È la stessa differenza che c’è tra il guardare fuori dal finestrino di un’automobile e consultare il Gps”.

Hidalgo, inoltre, con il suo progetto intende sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tutela della propriaprivacy: “Chi ha intenzione di svilluppare piattaforme che trattano dati personali deve dare all’utente la possibilità di cancellare facilmente le proprie informazioni. Nella nostra società, finora, una piattaforma del genere ancora non esiste. Le procedure per la cancellazione sono spesso lunghe e insidiose. Speriamo che il nostro software possa servire come esempio per le persone”. Ora non vi resta che provarlo. Noi non ci siamo riusciti, perché il sito è momentaneamente offline.

In ogni caso, a parte vivere esperienze di questo tipo, con i metadati si può fare anche molto altro. Altrimenti non si spiegherebbe l’accanimento con cui l’Nsa e grandi aziende del calibro di Google eFacebook si affannano a collezionarli. Si tratta di petabyte di informazioni che, se analizzate da persone esperte e con gli strumenti giusti, possono rivelare tutto – o quasi – della nostra vita quotidiana. Dove e come ci spostiamo. A chi telefoniamo. Dove facciamo compere, e cosa stiamo acquistando. E molto di più. La dimostrazione più inquietante l’ha data il politico tedesco Malte Spitz, del partito dei verdi, che ha citato in giudizio il gigante delle comunicazioni Deutsche Telekom, accusandolo di aver registrato per sei mesi tutti i metadati del suo telefono cellulare. Spitz ha quindi girato queste informazioni alla rivista Zeit, che incrociandole con altri dati – tweet, post geolocalizzati, login su siti web, tutti pubblicamente disponibili in rete – ha ricostruito sei mesi di vita del politico, tra il 31 agosto 2009 e il 28 febbraio 2010. A Natale, per esempio, Spitz ha ricevuto due chiamate e ne ha fattequattro, per un totale di 24 minuti e 54 secondi. Ha ricevuto 3 sms e ne ha inviato uno. Sappiamo anche dov’era, grazie alle celle alle quali si è agganciato il suo cellulare (50.7653°N, 7.28°E, per i più curiosi) . È stato connesso a Internet per 19 ore e 41 secondi. Niente male, per un giorno di festa. Come vi sentite?

di: Sandro Iannaccone

da: www.wired.it