Non sono trascorsi neanche quattro mesi dalla prima “sforbiciata” al fondo per valorizzare il merito degli insegnanti, operata con il nuovo Ccnl, che già ne è in arrivo un’altra. Stavolta dettata dalla spending review che, quest’anno, impone al ministero dell’Istruzione un taglio complessivo di 100 milioni di euro (sul miliardo annuo a decorrere dal 2018 “richiesto” a tutti i dicasteri dagli ultimi documenti di finanza pubblica).

Ai 70 milioni sottratti a febbraio per garantire (indistintamente) ai docenti italiani i 96 euro di aumenti salariali medi, se ne aggiungeranno, adesso, altri 18, facendo così scendere, solo per il 2018, l’originario fondo di 200 milioni per premiare i professori meritevoli ad appena 112 milioni (dal prossimo anno si dovrebbe risalire a 160 milioni, non conteggiando però eventuali tagli alla spesa – in attesa, ovviamente, che il nuovo esecutivo Lega-M5S prenda una posizione sul tema, la parola «merito» infatti non viene mai menzionata nella paginetta e mezza che il «contratto per il governo» dedica alla scuola).

La razionalizzazione (i “sacrifici” tra i vari ministeri sono stati ripartiti in proporzione alle spese per acquisto di beni e servizi e per investimenti, e in proporzione al 5% della spesa per il personale) è stata messa nero su bianco dal Miur in queste ore, e comprende anche altri capitoli (alcuni di peso), non solo il bonus merito.

La ex legge 440, per l’arricchimento dell’offerta formativa, per esempio, perderà 20 milioni. Ma sul rafforzamento dell’offerta didattica, ricordano da Viale Trastevere, sono state stanziate, in questi anni, risorse ingenti: 840 milioni di fondi Pon con il piano Fedeli da 10 bandi e altri 240 milioni per tenere aperti gli istituti anche di pomeriggio (vale a dire, in orario extra scolastico).

La spending review 2018 toccherà anche le risorse del fondo di funzionamento delle scuole (da cui si pesca per i progetti ministeriali e per quelli aggiuntivi presso gli istituti). Qui si taglieranno 16 milioni (il fondo di funzionamento resta comunque raddoppiato rispetto al passato).

L’elenco di riduzioni, piccole e grandi, al bilancio del Miur comprende anche le risorse per la carta formazione dei docenti: il contenimento sarà di 4 milioni. Si tratta tuttavia, precisano fonti ministeriali, di risparmi derivanti dal calcolo effettivo dei fruitori. La card insomma resterà di 500 euro (l’auspicio, adesso, è che la somma inizi a essere utilizzata per la formazione vera; un tasto su cui spinge pure la nuova maggioranza “giallo-verde” – dai dati al 10 maggio scorso risulta invece che il 67% delle risorse impegnate andrà ad hardware e software, vale a dire tablet e pc).

Tra gli altri tagli indicati dal Miur (e inviati al Mef), il piano nazionale scuola digitale perderà 1 milione; poi ci saranno riduzioni “chirurgiche” a spese di missione, telefonia, consumi ordinari del ministero (luce e acqua).

A perdere fondi, a sorpresa, è pure l’alternanza scuola-lavoro, già finita, da giorni, nel mirino di Lega e M5S. La formazione “on the job”, introdotta obbligatoriamente nelle ultime tre classi delle scuole secondarie superiori dalla legge 107 (almeno 400 ore nei tecnici e professionali, almeno 200 ore nei licei), conta oggi su 100 milioni annui; a cui, a breve, si dovrebbero affiancare altri circa 100 milioni, provenienti dai fondi Ue. Ebbene, al momento, l’alternanza lascerà alla spending review 2,7 milioni. Bisognerà attendere le prossime settimane per capire se scatterà in aggiunta l’eventuale rimodulazione delle ore in base agli indirizzi, annunciata a più riprese dalla compagine “giallo-verde”.

 

di: Claudio Tucci

da: www.scuola24.ilsole24ore.com

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