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Scuola, è tempo di open day: come si sceglie quella giusta?

I consigli dei pedagogisti per scegliere la scuola più adatta ai figli sapendo che i genitori non devono scegliere per loro, ma con loro

BISOGNA GUARDARE ALLE CLASSIFICHE?
Serve fino a un certo punto guardare alle classifiche, meglio chiedere a chi ha figlio che frequenta la scuola che risulta interessante. «Per capire semplicemente come si trova perché ci sono elementi che le statistiche non danno». Deve essere però chiaro che il non andare nella scuola prima in classifica non preclude niente. Non è solo l’Istituto, «tanto dipende da sezioni, professori e impegno del ragazzo».

VICINO A CASA E CON GLI AMICI
Dal punto di vista pratico non è sbagliato scegliere una scuola superiore non troppo lontana da casa. «Anche perché il fare da solo il percorso fa parte di un discorso di crescita che non è meno importante rispetto all’aspetto formativo e di istruzione». Decidere di fare il sacrificio dell’attraversare la città deve avere una contropartita, la scuola deve dare davvero qualcosa in più che non trovo in quella di quartiere. «Quello degli amici non può essere l’unico criterio, anche perché potrebbero scegliere un tipo di studio non adatto al ragazzo che li segue per le scuole superiori. Alle medie la scelta del gruppo di amici ha un peso superiore perché con quello si fa l’esperienza dell’autonomia».

LE INDICAZIONI DEI PROFESSORI E LE SPERANZE DEI GENITORI
L’indicazione degli insegnanti, nel passaggio medie-superiori, va tenuta in conto, come l’andamento scolastico e l’interesse. Non va invece riversata sul figlio la speranza o il sogno del genitore per un determinato tipo di scuola.

GLI OPEN DAY SERVONO?
Sì per conoscere le scuole e in particolare le attività extrascolastiche proposte, l’offerta formativa. «Non bisogna cedere però alla frenesia di dover andare da tutti perché altrimenti non si farà la scelta giusta». Se si hanno figli con esigenze particolari come i Dsa queste sono le occasioni migliori.

PROPENSIONE DEL RAGAZZO, QUANTO CONTA?
«Se c’è un interesse grande, una passione, bisogna assolutamente assecondarla, tenerne conto. Bisogna anche mettere da parte il pensiero negativo: se a 13 anni non è in grado di fare una cosa non è detto che non lo sia dopo. Farà fatica all’inizio perché deve acquisire abilità che non ha ancora, la parola chiave qui è “non ancora”».

QUANTO DEVE PESARE LA PROSPETTIVA LAVORATIVA?
Non deve essere preponderante perché nessuno conosce con 10 o 15 anni di anticipo le richieste del mercato. Non si può contare a 13 anni su un percorso già precostituito. «Contano invece molto i concetti di impegno e fatica, che va fatta e invece adesso sembra che tutti vogliano evitare».

 

di: Chiara Pizzimenti

da: www.vanityfair.it

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By |2018-11-22T21:45:46+00:00Novembre 22nd, 2018|Didattica, Eventi, Famiglia, Insegnanti, News, Recensioni, Scuole, Studenti|0 Comments

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