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In Italia flop degli e-book: per gli editori valgono meno del 10% del fatturato

Istat: quasi il 38% delle opere è disponibile anche in formato digitale ma per il 90% delle case editrici le vendite non decollano. Si “salvano” solo i testi scolastici.

Cresce l’editoria digitale ma la crescita non basta a farla uscire dalla nicchia.  Il report Istat sull’editoria e la lettura rileva che nel 2017, quasi 27mila titoli (38,3% delle opere a stampa pubblicate in Italia) sono stati proposti anche in formato e-book; erano circa 22mila nel 2016 (35,8%), 17 mila nel 2015 (30%) e 15 mila nel 2013 (21,1%). La produzione di contenuti digitali rappresenta tuttavia un’attività marginale: per circa il 90% degli editori, infatti, la quota di vendita di prodotti digitali (tra e-book, banche dati e servizi web) non ha superato il 10% del fatturato globale, a prescindere dalla dimensione d’impresa.

La quota di opere pubblicate anche in formato digitale, nel 2017, ha superato il 70% per i testi scolastici. Quanto alla materia trattata, i titoli per i quali si è resa disponibile l’edizione digitale sono stati soprattutto libri di avventura e gialli (83,2%). Oltre il 90% dei libri disponibili anche in formato digitale è stato pubblicato dai grandi editori, i quali hanno proposto una versione e-book per il 43,5% delle opere che hanno pubblicato a stampa.

Il 15% degli e-book proposti nel 2017, pari a 4.036 opere, ha presentato contenuti o funzionalità aggiuntive rispetto alla versione a stampa della stessa opera, come ad esempio collegamenti ipertestuali e applicazioni audio-visive o multimediali. I restanti sono risultati invece semplici trasposizioni su supporto digitale del testo stampato su carta. Per circa il 70% degli editori attivi il prezzo di vendita (inferiore a quello dell’edizione cartacea) è risultata la caratteristica degli e-book piu’ apprezzata dal pubblico, seguita dalla facilità di trasporto e di archiviazione dei contenuti, indicata da circa la meta’ dei rispondenti.

Gli altri aspetti ritenuti strategici, segnalati da quote decisamente inferiori di editori, hanno riguardato la possibilità di fruizione interattiva dei contenuti, attraverso ricerche sul testo, segnalibri, note, applicazioni per la formattazione, ecc. (21,6%); la facilita’ di reperimento e acquisizione dei titoli (16,9%) e la multimedialita’ dei contenuti (13% delle risposte). Sul fronte opposto, il principale fattore che, secondo il 45% degli editori rispondenti, ostacola la diffusione degli e-book in Italia è l’immaterialità del libro digitale, segue dalla scarsa alfabetizzazione dei lettori nell’utilizzo delle nuove tecnologie (41,7%).

Inoltre, quasi il 31% degli editori ha individuato un ulteriore elemento di criticità nello scarso comfort visivo, circa un quarto ritene che la ridotta diffusione degli e-book dipenda dal basso numero di lettori “forti” (che in media leggono almeno un libro al mese) mentre il 20% la ha attribuita al costo dei dispositivi di lettura.

Relativamente alle attività di produzione di contenuti digitali , esclusa la pubblicazione di e-book, nel 2017 la digitalizzazione dei testi in catalogo è stata effettuata da quasi un editore su cinque (19,6%); la quota è risultata più bassa per i piccoli editori (16,1%) e ha superato il 41% tra i grandi marchi. Quasi il 15% dei rispondenti, ma oltre il 31% fra i grandi editori, ha dichiarato di svolgere attività di stampa su richiesta (print on demand) mentre il 12,1% di produrre banche dati o servizi Internet (oltre il 18% tra i grandi editori).

 

da: www.corrierecomunicazioni.it

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By |2019-01-02T18:40:49+00:00Gennaio 2nd, 2019|Didattica, eBook, Editoria, Insegnanti, Librerie, News|0 Comments

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