«Dal governo solo 35 milioni, contro i 250 previsti dal Piano Nazionale». In ritardo banda larga e formazione dei docenti. Ma il sottosegretario Giuliano assicura: «Le risorse ci sono. L’innovazione è una priorità del governo, a partire dalla scuola».

Vade retro digitale? Ufficialmente no, ma la freddezza del governo sul tema preoccupa gli esperti. Come Paolo Ferri, docente di teoria e tecnica dei nuovi media all’università Bicocca di Milano, che ha lanciato l’allarme su Agendadigitale.eu: «Un solo provvedimento e pochi investimenti», riassume il docente, secondo il quale la crociata lanciata dal precedente governo per digitalizzare la scuola italiana e recuperare terreno in Europa si sarebbe arenata. «Non solo il digitale nella scuola, ma la scuola tout court sembra lontana dalle priorità», commenta Ferri. Che ha tenuto la contabilità di quanto fatto fino ad oggi dall’esecutivo giallo-verde: «Un solo provvedimento, a fine novembre, che mette sul piatto solo 35 dei 500 milioni che la Buona Scuola aveva lasciato in eredità per il biennio 2018-2020». Il pacchetto di risorse è contenuto in un decreto firmato dal ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che destina 22 milioni per gli ambienti didattici innovativi e il resto per potenziamento della formazione di docenti e studenti (7,5 milioni), promozione dell’innovazione didattica e digitale sul territorio (1,7 milioni), Premio nazionale scuola digitale (1,5 milioni). Prevista anche la costituzione di un Comitato scientifico di esperti per monitorare l’andamento del Pnsd (Piano nazionale scuola digitale) e proporre aggiustamenti.

Le risorse

Ma il sottosegretario con delega al piano, Salvatore Giuliano, preside «innovatore digitale» prima di approdare al ministero – interviene a smorzare i timori: «Le risorse sono nel bilancio del Miur e verranno spese innanzitutto per formazione e infrastrutture. Ed entro fine gennaio sarà al lavoro la commissione per il monitoraggio del Piano che dovrà formulare i pareri sulle azioni a cui dare priorità». Oltre alle risorse immediatamente spendibili, Giuliano assicura che non mancheranno i fondi Pon, il Programma Operativo Nazionale, che anche negli anni scorsi ha consentito di finanziare tutti i bandi. «Se la commissione darà indicazioni in questo senso, poi, potrebbero anche esserci finanziamenti aggiuntivi».

Secondo Ferri, il fatto che finora siano state stanziate «briciole» rispetto ai 250mila euro all’anno previsti dal Piano, pensato con respiro quadriennale (2016-2020), porta vicini alla paralisi. Alla road map tracciata nel Pnsd erano seguiti bandi e finanziamenti: i ministri dei governi Renzi-Gentiloni avevano trovato 500 milioni nel biennio 2016-2018 per nominare gli animatori digitali, dare vita a biblioteche digitali, creare laboratori innovativi alle superiori e laboratori creativi nelle primarie. «Poi tutto si è fermato». Tra gli addetti ai lavori l’impressione è che nè la finanziaria nè le dichiarazioni rilasciate fin qui dal ministro Bussetti lascino intuire investimenti in innovazione. Banda larga e formazione degli insegnanti sarebbero i due capitoli più urgenti, secondo il docente.

Innovazione, una priorità

Giuliano sostiene invece con convinzione che l’innovazione è una priorità non solo del Miur ma del governo. «E la scuola è il più importante volano per trascinare il cambiamento».

Registro elettronico

Dopo il monitoraggio, è prevista una nuova programmazione, «per mettere a punto ulteriori priorità», sostiene Giuliano. «Magari! Sarebbe necessario un passo più lungo per portare la scuola italiana fuori dall’era del gesso e della lavagna d’ardesia – commenta Ferri -. Con i primi investimenti si può dire che si sia compiutamente digitalizzato il 10% delle aule. Arrancano soprattutto scuole dell’infanzia e primarie. E la direttiva sull’education della Commissione europea (la «DigCompEdu», ispirata al modello DigComp, modello delle competenze digitali del cittadino europeo) alla quale l’Italia dovrebbe allinearsi, è rimasta incompiuta. Nel documento si dà per scontata la banda larga, si spiega come strutturare ambienti digitali di apprendimento, piattaforme web di supporto alla didattica per creare e ospitare contenuti, fare gare, interagire con gli studenti, tool digitali per coinvolgere gli studenti nella didattica delle diverse discipline. «Noi – dice il docente – al momento, siamo fermi ai registri elettronici dove vengono scritte le presenze, i voti e qualche comunicazione scuola-famiglia».

di: Antonella De Gregorio

da: www.corriere.it

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