La scuola nel frullatore della politica. Ogni giorno c’è qualcuno nel governo che tira fuori la sua ricetta per migliorarla.

Ultimo in ordine di tempo ma certo non di peso politico Matteo Salvini che invoca «ordine e disciplina» scambiando gli istituti scolastici per caserme. Il ministro dell’Interno vuole «che venga rimesso anche il grembiulino ai bambini per evitare che ci sia chi viene con le felpe da 700 euro». Poi sente il bisogno di mettere le mani avanti: «Diranno che lo faceva anche il Duce. Ma siamo in democrazia, bisogna riportare ordine e disciplina». Salvini poi viene subito bloccato dal vicepremier grillino Luigi Di Maio. Prima dei grembiuli, dice Di Maio, occorre fare in modo «che le famiglie possano comprare pastelli e quaderni: prima il welfare familiare poi parliamo del grembiulino».

La maggioranza giallo-verde vuole pure varare una legge per installare telecamere in tutte le scuole. Se a questo aggiungiamo che il ddl concretezza, già approvato alla Camera e ora in arrivo al Senato, prevede la rilevazione delle impronte digitali per i dirigenti scolastici difficile negare che il governo dia l’impressione di voler militarizzare l’organizzazione scolastica.

Ma è davvero questo di cui hanno bisogno gli alunni, le loro famiglie e i docenti? Troppo spesso gli input che arrivano dalla politica sono schizofrenici. Nell’ultimo pdl varato dalla Camera pochi giorni fa, la legge che introduce l’insegnamento obbligatorio dell’Educazione civica, sono state cancellate le sanzioni previste per le elementari: note, sospensioni ed espulsioni. Anche se poi il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, ha chiarito che i dirigenti scolastici potranno fare riferimento sia alla normativa prevista per medie e superiori sia al regolamento di istituto per comminare eventuali provvedimenti disciplinari. Non suona in contraddizione con l’invocazione all’ordine e disciplina del leader del Carroccio? E pure il ministro Bussetti è nella bufera perché accusato di aver mortificato lo studio della Storia nei licei visto che è stata abolita la traccia di argomento storico per il prossimo esame di Maturità. Accusa respinta da Bussetti che parla di polemica «tardiva e infondata» da parte delle decine di studiosi che hanno raccolto firme e lanciato appelli in difesa dello studio della Storia. Bussetti assicura che nonostante l’abolizione del tema storico «la Storia continuerà a essere presente all’interno di altre tracce trasversali». Ma perché da un lato rendere obbligatoria l’Educazione civica e dall’altro abolire il tema storico? Non suonano in contraddizione le due iniziative? E proprio il fatto che il tema storico sia sempre stato scelto anche in passato da una percentuale bassissima di maturandi non era proprio il motivo per potenziare questa materia e poi testare la specifica preparazione degli alunni?

Intanto la Lega sta mettendo a punto anche un altro ddl per fronteggiare i sempre più frequenti casi di violenza nei confronti degli insegnanti. Alla Camera è stata depositata una legge dal leghista Rossano Sasso che ha l’obiettivo di inasprire le pene per il reato di violenze, minacce e oltraggio al personale scolastico «al fine di tutelare la libertà di insegnamento quale base per la crescita delle generazioni che verranno e restituire agli insegnanti un ruolo di primo piano». Nel ddl il professore o il dirigente scolastico nel momento in cui esercitano la loro funzione sono equiparati «ad un pubblico ufficiale a tutti gli effetti». Proposta apprezzata dal mondo scolastico che invece ritiene superflua quella del grembiule che per Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, non è una priorità mentre «ci sono tante cose che andrebbero fatte subito. Al primo posto metterei il controllo dei solai e dei controsoffitti di tutti gli istituti». Sicurezza per la vita degli alunni prima di tutto.

di: Francesca Angeli

da: www.ilgiornale.it

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