I falsi miti sono 4. Ecco svelato il primo: scuola e università.

La storia dei falsi miti non ci può più appartenere. Siamo stati abituati a riporre nelle quattro colonne della società la nostra fede, le nostre speranze e le nostre responsabilità tanto quanto le nostre insoddisfazioni e frustrazioni: la Scuola, il Governo, l’Azienda e la Famiglia. Non possiamo appoggiarci su questi vecchi pilastri oramai barcollanti, se non vogliamo finire schiacciati sotto le macerie del terremoto digitale.

Scuola e Università: primo falso mito. Il cinquanta percento dei lavori che oggi esistono, nei prossimi venticinque anni non ci sarà più e già oggi molte professioni stanno scomparendo. Probabilmente una considerazione scontata di cui sentiamo parlare da anni eppure nel momento in cui si tratta di fare delle scelte che riguardano la nostra istruzione sembra che questa ovvietà non guidi ne le nostre scelte ne quelle che suggeriamo ai nostri figli. Una delle mie frasi “vintage” preferita è proprio questa: “L’importante è che tu faccia quello che ti piace e trovi la tua strada”. Questo suggerimento a mio avviso è tremendamente vintage e fuori tempo. Se quella strada di porta al ciglio di un burrone o ad un vicolo cieco forse è meglio che cerchi quella che possa essere sì piacevole e più adatta al “tuo passo”, ma anche quella che ti porti ad arrivare da qualche parte. Possibilmente sarebbe auspicabile che quel luogo ti dia da un lato soddisfazione e dall’altro possa permetterti non solo di pagare le bollette ma vivere una vita piacevole. La speranza nei sussidi credo possa essere rimandata alle letterine di Babbo Natale e qualora non manchi poco alla pensione o non vi sia una concreta possibilità di rientrare nella quota cento, sempre sia una scorciatoia percorribile, non possiamo evitare di porci due quesiti importanti. Il primo riguarda noi stessi se siamo nella fascia degli over quaranta, ed il secondo i nostri figli, quelli che i quaranta ampiamente non li hanno ancora raggiunti. La prima domanda è semplice: il mio lavoro ci sarà ancora? La seconda è altrettanto chiara: quello che sta studiando mio figlio servirà per il suo lavoro? Entrambe le domande trovano lo stesso riscontro: probabilmente no. Non è una risposta semplicistica ma è figlia della complessità nonché ambiguità che ci circonda.

La scuola per il mondo VUCA è un pachiderma troppo lento. Nella trasformazione digitale che stiamo vivendo questo mondo è chiamato “VUCA world”. VUCA è l’acronimo di Volatility (volatilità), Uncertainty (Incertezza), Complexity (complessità) e Ambiguity (ambiguità). Un mondo quindi volatile, incerto, complesso e ambiguo. Di fatto il nostro intero sistema educativo è il risultato della rivoluzione industriale, ed aveva il compito di creare uomini, e donne, che lavorassero nelle fabbriche con i loro lavori ripetitivi, manuali, di controllo e gestione, in organizzazioni altamente strutturate e da allora non si è evoluto sufficientemente. La nostra economia, da tempo, richiede una tipologia diversa di persone ed il processo necessario al cambiamento del nostro sistema educativo è troppo lento. Uno dei motivi principali è l’intero corpo docente perché gli stessi sono stati formati per essere quello che sono oggi dalle generazioni di insegnanti che a loro sono preceduti. I programmi scolastici sono standardizzati, i testi sui quali gli studenti studiano sono standardizzati, gli stessi corsi universitari lo sono, come gli esami e le commissioni di laurea. Tutto è standardizzato per creare menti altrettanto standardizzate, menti alle quali è stato insegnato che una soluzione esiste sempre e quella determinata soluzione è da ricercare nei testi scolastici. Gli studenti non vengono incoraggiati a cambiare i testi di studio o addirittura gli stessi insegnanti, non lavorano in gruppo se non in casi eccezionali e non ricercano soluzioni interdisciplinari e le facoltà universitarie sono ben distinte tra loro come i percorsi di studio. Tutto questo non incoraggia il pensiero orizzontale, la costruzione di network ed ecosistemi e non favorisce certamente la ricerca di riscontri alternativi. Alcune soluzioni sono migliori di altre e alcune volte le risposte possono solamente essere trovate attraverso un pensiero ed una condivisione interdisciplinare con persone che provengono da specializzazioni differenti. Il sistema scuola è un pachiderma che si muove troppo lentamente rispetto a quello che richiede il mercato e necessita ancora di molto tempo per adeguarsi alla velocità richiesta.

Il mercato del lavoro si sta trasformando e richiede competenze diverse da quelle che stai imparando. Le aziende hanno necessità di persone che ragionino non a silos (ovvero solo nel proprio ambito) ma che sappiano lavorare in gruppo, condividere le proprie competenze per crearne di nuove. Non sono solo le aziende come Google ed Amazon ad avere necessità di lavorare in modalità agile; ogni singolo imprenditore, che non lo ga giá fatto, dovrà rivedere il proprio business ed organizzazione se vuole sopravvivere alla trasformazione digitale. Gestire la volatilità, incertezza, complessità e ambiguità, necessita di un mindset, ovvero un modo di pensare, diverso. La scuola non prepara a questo. La conseguenza è solo una: non è possibile aspettarsi che il sistema “scuola” risolva la nostra preparazione e ci fornisca una cassetta degli attrezzi adeguata a gestire il cambiamento che ci sta travolgendo. Non possiamo appoggiarci a questa colonna. Primo mito crollato.

 

di: Tatiana Coviello

da: www.kongnews.it

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