Caro Presidente, da pochi giorni si è per me concluso, brillantemente, con voti altissimi, l’iter concorsuale per il reclutamento dei dirigenti scolastici, configurandosi come il coronamento di anni di sacrifici, di rinunce, di abnegazione, ma anche di conquiste, di soddisfazioni, di crescita.

Dopo pochi giorni il TAR ha annullato l’intero concorso, annullando, congiuntamente, anche me, la mia persona, la mia dignità, unitamente a sacrifici e conquiste. Sacrifici che hanno avuto inizio più di tre anni fa, quando ho cominciato a studiare, sottraendo tempo e spazio alla famiglia e agli affetti, impiegando risorse economiche già esigue per corsi di formazione e testi.

Laureata con 110 e lode in lettere classiche, insegno dopo aver superato, prima in Campania, un concorso pubblico. Ciò aveva ingenerato in me una profonda fiducia nelle istituzioni, che spero di vedere rinnovata. Per chi, come me, vive nel sud del nostro Paese, lo studio e i concorsi pubblici rappresentano un’alternativa quasi esclusiva di affermazione e crescita sociale.

In più sono una giovane mamma. Ho condiviso la gravidanza e i primi anni di vita del mio secondo figlio con libri e corsi di formazione, alternando le inevitabili veglie notturne a interminabili ore di studio. Ancora dolorante per il parto, ho partecipato al mio primo corso di preparazione; ho richiesto un part-time per evitare assenze dal servizio ed avere ugualmente la possibilità di studiare, dimezzando le mie ore in classe, ma anche lo stipendio. Ho studiato piangendo, perché ho dovuto, talora, affidare i miei figli ad altri, ho dormito sui libri.

Non è per questo tuttavia che rivendico quanto regolarmente conquistato. Lo rivendico perché per ben tre volte, in occasione delle prove concorsuali, ho diligentemente accettato e rispettato le regole che lo Stato mi ha imposto: ho raggiunto le sedi che mi erano state indicate, non lamentandomi se fossero comode, vicine o lontane. Ho apprezzato l ‘oggettività della preselettiva (superata con 100/100), della correzione random degli scritti, dell’abbinamento per codice fiscale alle commissioni degli orali.

Chi ha commesso illeciti ne risponda, come è giusto, nelle sedi opportune. Ma chi ha accettato e rispettato le regole, sia accettato e rispettato dallo Stato. Come spiego ai miei figli e ai miei studenti che chi si impegna non viene ricompensato, chi raggiunge traguardi li vede sfumare, chi rispetta le regole non viene rispettato?

Voglio poter raccontare un’Italia diversa, in cui ogni cittadino ha la reale ed effettiva possibilità, costituzionalmente tutelata, di concorrere al progresso materiale e spirituale della società.

 

di: Anna Rita D’Auria

da: www.tecnicadellascuola.it

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