IMG_0289Sappiamo di essere cittadini digitali?

Nonostante ci ripetano che la gente comune si disinteressi di politica, chi bazzica la rete verifica quotidianamente l’interesse e la partecipazione manifestati attraverso i socialnetwork per contribuire al confronto su svariati temi che riguardano l’amministrazione della comunità, la definizione di strategie, l’elaborazione di progetti.
Non è possibile non interessarsi della politica, intesa nel senso più generale, semplicemente perché essa ci riguarda in quanto siamo cittadini, componenti di una società. Non è necessario, infatti, essere stati eletti a ricoprire una qualsiasi carica istituzionale; ogni comportamento che, quotidianamente, mettiamo in atto contribuisce ad influenzare la politica della comunità nella quale siamo inseriti.

Ciò che risulta più difficile da stabilire è invece:

  • quanto ciascuno di noi sia consapevole del proprio ruolo attivo come cittadino digitale;
  • il livello e la tipologia di educazione ricevuta per esercitare in modo costruttivo la cittadinanza nello scenario creatosi con la diffusione nelle tecnologie della società dell’informazione.

Cosa vuol dire in concreto “essere cittadini digitali”?

Il cittadino digitale è colui che è i grado di esercitare attivamente la cittadinanza utilizzando in modo critico e consapevole la rete e i media, esprime e valorizza se stesso utilizzando gli strumenti tecnologici in modo autonomo e rispondente ai propri bisogni, è in grado di proteggersi dalle insidie (plagio, truffe, adescamento, …), rispetta norme specifiche (rispetto della privacy, rispetto/tutela del diritto d’autore, …), rispetta un preciso codice di comportamento nella comunicazione in rete ed utilizza gli strumenti tecnologici nel rispetto e cura della propria salute psico-fisica.

Da cittadini “semplici” siamo stati promossi a cittadini digitali senza, nella maggioranza dei casi, essere stati adeguatamente formati a comprendere e a gestire questo allargamento di opportunità e rischi.
La rete ha facilitato, per esempio, l’accesso ad informazione e servizi, la partecipazione a forme di consultazione, l’interazione. Quanto ne siamo veramente consapevoli? Quanto siamo veramente consapevoli del fatto che, oggi, un cittadino non competente nell’uso delle tecnologie della informazione e comunicazione può esercitare in modo limitato i propri diritti rispetto ad un cittadino con buone competenze digitali?
La mancanza di competenze digitali è l’equivalente di ciò che l’analfabetismo ha rappresentato per i nostri nonni. Nel passato, a chi non sapeva leggere e scrivere era preclusa, nei fatti, la possibilità di esercitare una cittadinanza attiva, oggi, la medesima limitazione la sperimentano coloro che non utilizzano le TIC e non accedono alla rete (digital divide).

Una società digitale inclusiva

Lo Stato promuove lo sviluppo dell’economia e della cultura digitali, definisce politiche di incentivo alla domanda di servizi digitali e favorisce l’alfabetizzazione informatica, nonché la ricerca e l’innovazione tecnologiche, quali fattori essenziali di progresso e opportunità di arricchimento economico, culturale e civile.
DECRETO-LEGGE 18 ottobre 2012, n. 179

Attualmente, per una società, con le nostre caratteristiche, che intenda essere produttiva ed inclusiva uno dei primi passi da compiere è quello di contrastare “l’esclusione digitale” e consentire a ciascun componente della comunità di partecipare attivamente e contribuire al benessere della realtà in cui è inserito.
Per conoscere e comprendere la direzione digitale intrapresa dalle nostre società e quali obiettivi intendono perseguire è utile consultare:

La visione generale che si coglie è quella di favorire l’inclusione, lo scambio, l’interconnessione attraverso la rete e le TIC.
La lettura fornisce informazioni su azioni programmate per il breve, medio e lungo periodo che influenzeranno, in modo importante, il volto della comunità nella quale viviamo e il nostro ruolo di cittadini.

Le idee chiave contenute nell’agenda digitale europea ed in quella italiana riguardano :

  • la formazione e l’educazione alle TIC dei giovani e dei meno giovani;
  • il riconoscimento formale delle competenze digitali;
  • la qualità dei siti pubblici, dei servizi online e l’adozione delle norme internazionali in materia di accessibilità del web;
  • lo sviluppo di un mercato digitale unico;
  • la diffusione della connessione internet veloce e superveloce;
  • la diffusione di standard per l’interoperabilità di dati e risorse;
  • l’incremento di azioni che tutelino la sicurezza in rete;
  • il miglioramento della qualità dell’assistenza medica e la riduzione dei costi;
  • la distribuzione di contenuti culturali e creativi;
  • il miglioramento dei servizi a cittadini ed imprese attraverso l’e-Government;
  • l’agevolazione della partecipazione;
  • la promozione di un’amministrazione aperta e trasparente.

Il cittadino digitale è il principale attore, supportato dal progresso tecnologico e dall’apertura delle amministrazioni al dialogo e alla trasparenza, del cambiamento culturale in atto.
Per poter esercitare in maniera piena i propri diritti e rimanere incluso in questa società liquida, caratterizzata da una costante evoluzione, egli, però, deve essere pronto ad informasi e formarsi costantemente. Deve essere pronto a fare rete, a vivere attivamente la propria cittadinanza digitale.

Il ruolo della scuola nell’educazione alla cittadinanza digitale

Il cittadino digitale dovrebbe essere educato in una scuola che segua o, meglio, precorra l’innovazione socio-culturale che stiamo vivendo. L’inclusione o l’esclusione di un soggetto sarà legata alla qualità della sua istruzione e formazione, alle competenze maturate. I soggetti deputati all’istruzione sono chiamati a cambiare il modello a cui fino ad oggi hanno ispirato i propri interventi didattici e a progettare esperienze formative utili all’esercizio della cittadinanza digitale e con significativi riferimenti all’attuale contesto socio-economico-culturale.
Nell’individuazione dei bisogni risulta indispensabile educare a riconoscere e soddisfare anche il “bisogno di partecipazione” come risposta ad una esigenza individuale e servizio alla comunità.
La partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni pur se facilitata, come detto in precedenza, dalla rete e dalle TIC necessita, comunque, di essere educata e coltivata per poter essere adeguatamente valorizzata e risultare significativa.

 

di: Sandra Troia

da: www.girlgeeklife.com