Il filosofo Dario Antiseri spiega su “Vita&Pensiero” perché «solo una scuola libera insegna la libertà».

Per gentile concessione della rivista Vita e pensiero dell’Università cattolica di Milano, riproduciamo di seguito un intervento del filosofo Dario Antiseri intitolato “Solo una scuola libera insegna la libertà”. Come sapete, Tempi è da sempre un giornale strenuo sostenitore di un’effettiva parità scolastica che può essere attuata, come è accaduto ad esempio durante l’amministrazione Formigoni in Lombardia, attraverso uno strumento intelligente come il buono scuola.

1. «Ogni scuola, quale che sia l’ente che la mantenga, deve poter dare i suoi diplomi non in nome della Repubblica, ma in nome della propria autorità: sia la scuoletta elementare di Pachino o di Tradate, sia l’Università di Padova o di Bologna, il tito­lo vale la scuola. Se la tale scuola ha una fama riconosciuta, una tradizione rispettabile, una personalità nota nella provincia o nella nazione, o anche nell’ambito internazio­nale, il suo diploma sarà ricercato; se, invece, è una delle tante, il suo diploma sarà uno dei tanti». Questo scriveva don Luigi Sturzo sull’«Illustrazione italiana» il 15 febbraio del 1950. E la tesi di Sturzo è la stessa di quella proposta in molti suoi scritti da Luigi Einaudi, il quale nello Scrittoio del presidente tornava ad insistere, nel 1956, sul fatto che «nulla è più urgente per la salvezza dell’Università italiana che l’abolizione di ogni valore giuridico ai pezzi di carta».

2. Dall’Università al nostro più ampio sistema formativo. Ancora Luigi Einaudi [da Scuola e libertà, in Prediche inutili]: «Il danno recato dal monopolio statale dell’istruzione non è dissimile dal danno recato da ogni altra specie di monopolio». E va da sé che, se Einaudi è nel giusto, non si potrà negare che il nostro sistema formativo – intossicato di statalismo – vada sottoposto a misure di forte “discontinuità”.

di:Dario Antiseri
da: wwwtempi.it