La-Daga-con-Eraldo-Affinati-300x198Perchè tecnologia e poesia possono cambiare la scuola, ne parliamo con Eraldo Affinati del suo ultimo libro elogio del ripetente

Oltre 7 milioni di studenti sono tornati da poche settimane tra i banchi di scuola. Fatta eccezione per qualche struttura d’eccellenza, l’istruzione pubblica in Italia è affetta da malanni cronici che portano a un tasso d’abbandono del 18,8% (contro una media europea del 14,5%). Migliorare è solo una questione di risorse?

Non credo.

O almeno non del tutto.

La scuola, come le imprese e come ogni attività che richieda uno sforzo collettivo verso un risultato, dipende dalle persone. Per essere un ascensore sociale, portatore di educazione prima ancora che di conoscenza, ha bisogno di professori illuminati che sappiano stare con i giovani, farsi rispettare, rispettandoli anche quando sbagliano.

Uomini come Eraldo Affinati, docente di italiano all’Istituto professionale Carlo Cattaneo di Roma, una scuola di casi difficili che il professore, che è anche scrittore, ha preso come spunto per il suo ultimo libro, Elogio del ripetente (Mondadori).

Ho incontrato Eraldo Affinati, autore del libro “Elogio del ripetente”.

Affinati, che ho incontrato pochi giorni fa (leggi l’intervista), sa che da solo non può cambiare la scuola, ma può fare molto per i suoi allievi. E lo fa. Ha fondato una scuola di italiano per stranieri completamente gratuita (la Penny Wirton), sogna un tablet per ogni studente, ma in assenza di tanta tecnologia fa lezione anche da McDonald’s, raccontando la storia tra un hamburger e una patatina, fa amare la poesia a chi ambisce a un lavoro in officina, porta gli studenti in libreria a comprare i testi insieme a lui e si domanda se i voti vadano dati agli alunni o ai loro genitori assenti.

E allora, oltre alle lavagne digitali, ai laboratori scientifici, ai tablet, che i nativi digitali usano in modo eccellente, ma che servono a poco se nessuno dice loro cosa fare con la massa di informazioni che vi si trova navigandoci dentro, la scuola dovrebbe offrire prima di tutto insegnanti motivati, ben retribuiti e consapevoli di star costruendo il futuro di una nazione. Fino a quando le storie di professori come Affinati saranno eccezioni basate sul volontariato, a poco serviranno tablet e testi digitali.

La scuola cambia, se le persone cambiano.

 

 

di: Patrizia La Daga

da: www.assodigitale.it