carrello_libri-250x255I librai italiani: interventi economici anche da noi. Ma i consumatori: le librerie siano aiutate in un altro modo

«Vive la France» reagisce con una battuta Alberto Galla, presidente dell’Associazione librai italiani, alla notizia che i deputati francesi hanno detto sì al divieto per i grandi operatori online, come Amazon, di offrire la consegna gratuita dei libri a casa dei clienti (ne scrive il nostro corrispondente da Parigi Stefano Montefiori – LEGGI). La ministra francese Aurélie Filippetti ha anche accusato esplicitamente la compagnia di Jeff Bezos di dumping: ovvero concorrenza sleale per costringere gli altri fuori dal mercato.

«Suona come musica alle mie orecchie che un ministro della Cultura introduca interventi sostanziali in difesa delle librerie indipendenti» dice Galla. Grazie alle sue dimensioni mondiali, infatti, un player come Amazon è in grado di offrire prezzi talmente bassi con cui gli altri rivenditori non riescono a competere. Prezzi vantaggiosi, però, per chi i libri li acquista, specie in tempi di crisi.

«Amazon, tuttavia, non è una garanzia che il costo per i clienti  resti basso – sostiene Galla -. Una volta fatti fuori i concorrenti e diventato monopolista, infatti, il gruppo di Seattle potrebbe iniziare a sua volta a imporre prezzi più alti».

Contrario alla legge francese, invece, Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori. Perché, spiega, «non si può togliere un’occasione di risparmio ai clienti».  «Tuttavia – aggiunge – capisco l’importanza delle librerie, avamposti culturali e luoghi di scambio fondamentali. Per questo credo che vadano aiutate ma in un altro modo. Attraverso agevolazioni negli affitti, ad esempio».

Ma un provvedimento come quello che in Francia si appresta a diventare legge sarebbe pensabile in Italia?
«La nostra situazione è diversa – spiega Galla -. In Francia vige la legge Lang del 1981 che stabilisce il prezzo unico del libro, oltre alla cosiddetta “eccezione culturale”, ovvero l’idea che per i prodotti culturali non valgono le regole di qualunque altra merce. Da noi invece abbiamo sol0 la legge Levi, sottoposta per di più a continui escamotage per aggirarla».
«Siamo contenti che il ministro Bray abbia annunciato di volere riunire attorno a un tavolo i soggetti che operano nel mondo del libro – prosegue – ma parlare di politiche per incrementare la lettura non basta senza provvedimenti con incidenza economica». «Noi chiediamo che venga fissato almeno un punto fermo sulla legge Levi e che venga rispettata – conclude -. Come favorire la lettura, infatti, se le librerie indipendenti e dislocate sul territorio sono costrette a chiudere? E se la prospettiva diventa un mondo omologato, meno libero e democratico sotto il dominio del rivenditore unico Amazon?».

 

 

di Alessia Rastelli

da: www.ehibook.corriere.it