incidenti_bimbiC’è uno spread che più ancora del differenziale fra i rendimenti dei nostri titoli di stato e i bund tedeschi dà l’idea di quanta strada abbiamo perso rispetto a un Paese come la Germania.

Lì i giovani di età compresa fra i 18 e i 24 anni che hanno lasciato prematuramente la scuola erano sono il 10,5 per cento: sette punti meno che in Italia, dove quel dato è al 17,6 per cento.

E’ il più alto fra i paesi europei, inferiore soltanto a Portogallo e Spagna, e ben superiore perfino alla Grecia. E se è vero che scende progressivamente, è altrettanto vero che scende meno rapidamente che in altri Paesi. Nel Portogallo il tasso di abbandono scolastico, così si chiama questo fenomeno vergognoso per una società civile, si è dimezzato in sei anni, scendendo dal 39,2 al 20,8 per cento. Dal 2010 al 2012 è sceso dall’11,9 al 10,5 per cento in Germania, dall’11 al 9,1 per cento in Danimarca, dal 13,7 all’11,4 per cento in Grecia. In Italia il calo si è limitato a 1,2 punti.

La colpa, manco a dirlo, è del Sud. In quasi tutto il Mezzogiorno l’abbandono scolastico tocca ancora livelli vertiginosi: la Sardegna è al 25,8 per cento, la Sicilia al 25, la Campania al 21,8, la Puglia sfiora il 20.  Fatto particolarmente preoccupante, la faccenda riguarda anche la scuola dell’obbligo, come denuncia chiaramentel’ultimo studio sulla dispersione scolastica del ministero dell’Istruzione, con valori nettamente più elevati nel Mezzogiorno. Dal 2008, ha ricordato il sindacato Anief, le scuole del Nord hanno aumentato di 200 mila il numero degli alunni mentre il Sud ne perdeva 95 mila, 41 mila dei quali nelle primarie: con una flessione del 5,8 per cento, ancora maggiore rispetto a quella accusata dalle secondarie (4,8 per cento).

E non può consolare la considerazione che il maggior numero di immigrati nelle Regioni settentrionali può fare apparire un po’ bugiardo il differenziale. I numeri sono comunque impietosi. Nell’anno 2012-2013 la Campania ha perduto 6.053 studenti, la Puglia 6.531, la Sicilia 5.606, la Calabria 2.900, la Basilicata 1.042, la Sardegna 324, l’Abruzzo 292, il Molise 245.

Meno studenti, e quel che è ancora più grave, anche meno preparati. Se già nel 2008 l’ex governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ammoniva che a quindici anni di età uno studente medio italiano aveva già accumulato un deficit di almeno un anno rispetto a un suo collega europeo nell’apprendimento della matematica, le prove 2013 condotte dall’Invalsi per testare la preparazione dei nostri alunni stanno a sottolineare ancora una volta un divario angosciante fra Nord e Sud. Qualche esempio? Mentre il punteggio medio conseguito nelle priove di matematica dagli alunni del Nord Ovest è pari a 216, quello dei giovani meridionali inpegnati nelle secondarie non supera 183. Fra la Provincia di Trento e la Sardegna la differenza è abissale: 229 contro 178. Cinquantuno punti.

E le università, afflitte da una generale calo delle immatricolazioni? Dal 2007 al 2010 sono diminuite di 26 mila unità in un Paese che ha già metà dei laureati rispetto alla media europea. Le sole università del Sud hanno perso il 19,6 per cento delle matricole: una su cinque, nel Mezzogiorno, se ne va al Centro Nord. Nell’anno accademico 2008-2009 sono emigrati dalla Puglia 6.425 studenti universitari. Dalla Campania, 4.411. Dalla Sicilia, 2.718. Dalla Calabria, 5.380. Dalla Basilicata, 2.455. Dalla Sardegna, 1.193. Dal Molise, 483. Numeri sconcertanti. Un Paese che avesse a cuore il proprio futuro vi metterebbe mano senza indugio e risolutamente, cosciente che per risollevarsi non può che ripartire da qua. Se al Sud muore la scuola, muore il Sud. E se muore il Sud, muore l’Italia.

 

di: Sergio Rizzo

da: www.corriere.it