lavagna2Comunicazione ai genitori – “S’informano i signori genitori che dalla settimana prossima ogni alunno dovrà portare:

un rotolo di carta igienica, salviette asciuga mani, e sapone lava mani. A causa dei numerosi tagli ci vediamo costretti ad avanzare tale richiesta. Ci scusiamo per il grave disagio”.  Non è una bufala, è la realtà delle nostre scuole, manca tutto, hanno tolto le lavagne con i gessetti per rendere la scuola più fruibile con l’avvento della tecnologia, sono state portate le lavagne magnetiche, ai libri di testo è associato il cd interattivo da usare ma le lavagne son guaste e ripararle costa più che acquistarle nuove, si propone l’uso del tablet nelle scuole e le famiglie non hanno i soldi per acquistare i libri di testo. Si parla d’innovazione e le strutture scolastiche sono da terzo mondo, ancor più si ravvisa che il terzo mondo, oggi, è l’Italia che indietreggia.  Poi sfogli i quotidiani e leggi, primo caso in Italia, un intera classe scegli di non fare l’ora di religione, l’insegnante sta a spasso e gli alunni escono prima per la loro gioia adolescenziale. Accade a Genova, il fatto è balzato agli onori della cronaca due giorni fa, in Sardegna è avvenuta la stessa cosa al tecnico Meucci, un intera classe d’alunni di prima superiore ha barrato la scelta – “scelgo di non fare l’ora di religione”. Continui a sfogliare il quotidiano regionale sardo e t’imbatti nell’ennesima notizia, “Insegnamento della lingua sarda a scuola La Regione ha stanziato 455mila euro” che, essendo vera e tratta dal sito istituzionale della Regione Sardegna appare scelleratamente, vergognosamente eclatante. Un insulto a tutti i cassaintegrati e disoccupati in mobilità in deroga che da oltre sette mesi attendono di vedersi erogati i sussidi. E’, soprattutto, un insulto alla scuola, che dovrebbe per prima rifiutarsi di aderire a tali insulsi progetti pseudo didattici.  In primis perché non si è capito quale sardo si andrebbe ad insegnare, ed in secondo luogo perché è un dato di fatto che non si va da nessuna parte con il sardo parlato, lo dico io che sono sarda di lingua madre e chi ho fortemente voluto imparare a parlare una lingua straniera se pur non inglese. Lo dico io che ai miei figli parlo anche in sardo, quello del mio paese nel campidano, quello che mi hanno insegnato genitori e nonni, quello vero non quello storpiato dai neo pseudo parlatori di lingua sarda italianizzata. Lo dico io che nonostante stia insegnando ai miei figli a parlare e scrivere il sardo, rammento loro, ogni giorno, che è importante uscire dai recenti culturali limitati che non fanno altro che ghettizzare le nostre tradizione e cultura. La Regione Sardegna si preoccupa tanto della lingua sarda, vuole mantenere la tradizione, la cultura e l’importanza per i sardi di parlare in sardo, bene, supporti i progetti a costo zero, faccia entrare nelle scuole, se proprio lo vuole, il sardo vero, quello parlato dalle persone comuni, perché in sardo si parla tutti io giorni e si fa in “Sardo” non in una lingua trasformata da insegnanti improvvisati e trasformisti. La Regione Sardegna si preoccupi, piuttosto di favorire l’insegnamento vero e corretto della lingua inglese, o altra lingua straniera, perché è un dato di fatto, un giorno, sperando, i nostri figli si troveranno a sostenere dei colloqui di lavoro con qualche azienda multinazionale e non sapranno, come già accade, dire due parole d’inglese, fatto salvo del celebre – “I’m not speak inglish, sorry” – Risponderanno, invece, – “mi tzerriu Agostinu, seu nasciu in casteddu e seu innoi po unu traballu” ( Mi chiamo Agostino, sono nato a Cagliari e son qua per un lavoro ) – Certo, quando si parla d’orgoglio, tradizioni, e cultura isolana, può anche starci, ma alla fine finiremmo per esser come la barzelletta del sardo, del tedesco e del francese in viaggio in america, alla fine finiscono con l’improvvisare una conversazione a gesti, e intanto la Regione Sardegna avrà speso 455 mila euro e noi genitori continueremmo a portar da casa la carta igienica.

 

di: Alma Antonella Mundi

da: www.avantionline.it