Logo_Universit__di_CagliariL’utilizzo di buone pratiche manageriali nel mondo della scuola influenza positivamente i risultati degli studenti.

E’ quanto emerge da una ricerca – condotta da un gruppo di docenti dell’Università di Cagliari grazie al contributo della Legge Regionale 7 sulla ricerca e della Fondazione Agnelli – sulle capacità manageriali dei dirigenti scolastici italiani.
Lo studio, realizzato per conto del nostro Paese da Fabiano Schivardi (LUISS , EIEF e CEPR), Adriana Di Liberto, Marco Sideri e Giovanni Sulis (Università di Cagliari e CRENoS), si inserisce nell’indagine World Management Survey in Schools (WMSS), che estende alle scuole il sistema di valutazione delle abilità manageriali e della qualità dell’organizzazione già sperimentato con successo in altri settori (manifatturiero e sanità).

Con la riforma dell’autonomia scolastica il ruolo dei dirigenti si è trasformato, diventando nei fatti quello di organizzatori di strutture complesse e articolate come aziende. Nell’adozione di buone pratiche manageriali i nostri dirigenti mostrano un gap notevole rispetto a Canada, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti e Svezia (Paesi per i quali è stata svolta la stessa ricerca) e un’età media maggiore di quasi dieci anni rispetto ai colleghi stranieri: quelli italiani hanno in media 58 anni, contro i 48-50 degli altri. La percentuale di donne fra i dirigenti scolastici italiani è maggiore della media internazionale, sebbene distante dagli standard svedesi, attestandosi sul 35% dei prèsidi in servizio.

Le stime ottenute indicano che un aumento unitario dell’indice di qualità manageriale dei dirigenti scolastici italiani – che corrisponde alla differenza tra la qualità manageriale calcolata per i nostri dirigenti e quelli del Regno Unito – aumenta il punteggio medio degli studenti nei test Invalsi di matematica di circa il 4,6% (sono state analizzate le prove di 40mila studenti del secondo anno delle scuole superiori). Se confrontato con i risultati dei test internazionali PISA, questo aumento permetterebbe agli studenti italiani di chiudere il gap rispetto alla media OCSE nei test di matematica. Per ogni punto in più di abilità manageriali del dirigente scolastico la probabilità per uno studente di non essere ammesso all’anno successivo si riduce del 3%.
La ricerca conferma che anche in Italia i dirigenti scolastici e le scuole che adottano pratiche manageriali e organizzative migliori riescono a fare la differenza, nonostante i vincoli istituzionali e di risorse che ne limitano le possibilità operative nell’ambito dell’autonomia scolastica. Colmare il divario di competenza manageriale e qualità organizzativa rispetto ai sistemi educativi di altri paesi avanzati potrebbe essere una delle leve a disposizione della politica scolastica per colmare il divario negli apprendimenti degli studenti italiani rispetto a quelli medi dei loro pari esteri.
di: Sergio Nuvoli
da: www.unica.it