Amazon.com-BoxAvevo in mente questo post da tempo.

La storia di Amazon vs media è lunga: gli articoli che sono stati scritti “contro” non si contano.

Un anno fa se ne è occupatoReport, sulle tasse pagate in Lussemburgo.
Dopo c’è stato il caso delle guardie neonaziste, in Germania, che vessavano i lavoratori.
Poco tempo fa è uscito questo articolo interessante sull’Amazon francese, sempre sulle condizioni dei lavoratori: La nuova alienazione formato Amazon.

E in Italia?
Quando Amazon è approdato in Italia ha scontentato un po’ tutti, tanto che guarda caso hanno fatto una legge ad “personam”, la famigerata legge Levi, quella che impedisce di fare più di 15% di sconto sui libri. All’epoca Amazon arrivava anche al 40%.

[ Faccio notare comunque che sono da poco finite diverse promozioni che facevano il 25% di sconto sui libri. Solo per citare una: Einaudi.] Poi anche in Italia è arrivato l’eco dei lavoratori sfruttati e controllati da Amazon: a sorpresa loro sembrano contenti di essere ossessivamente sorvegliati, finchè si lavora va bene tutto.

Diciamo che i motivi per farsi qualche domanda su come funzioni Amazon, e cosa comporti un nostro click, abbondano.
Credo sia sacrosanto informarsi e di conseguenza domandarsi quale sia il peso delle nostre azioni.

Io delle domande me le sono poste dopo aver letto e seguito le varie vicende di Amazon.
Mi sono sentita vicina a quei lavoratori senza più alcuna tutela dopo anni e anni lotte per i diritti dei lavoratori. Lavoratori vittime di ricatti che ormani non sono più una sorpresa: o così o non lavori.

La scelta più ovvia da fare sarebbe stata quella di dire:
Io non comprerò più da Amazon.
Per i seguenti motivi essenzialmente:
1. concorrenza sleale verso chi produce e fattura in Italia, non solo i bookstore ma chiunque faccia eCommerce;
2. il modo in cui vengono trattati i lavoratori;
3. sistema dove l’unico che guadagna qualcosa è Jeff Bezos, sulle spalle di ragazzi essenzialmente disperati: non siamo in Cina dove tutto il sistema è così, siamo in Europa dove tutte le altre aziende devono comportarsi in modo diverso;
4. altri motivi (es. e tasse pagate in Lussemburgo).

Questi motivi, basati più che altro sulle condizioni di lavoro, però non mi soddisfacevano.
In fondo esistono tante altre multinazionali che sfruttano i propri dipendenti in modo atroce, non sarebbe ipocrita fare finta di niente verso tutti gli altri?
Questo significherebbe fare attenzione a tutto: al cioccolato della Nestlé, ai vestiti made in Taiwan, agli elettrodomestici etc. etc.
E sinceramente essere in perenne lotta stanca, sfianca: per questo i no-global sono tutti arzilli adolescenti. Quando vado al supermercato, per evitare il mal di testa, taglio la testa al toro comprando prodotti che rispettino la mia personalissima equazione “qualità/prezzo” e basta. C’è chi lo fa ed ha tutto il mio rispetto, io non riesco, mi spiace.

Poi ad essere ancora più sincera mi son posta la stessa domanda della Lettrice Rampante, ovvero: di fronte a tutto quello che non va tra lavoro-politica-crisi etc perché Amazon deve essere una priorità? Non è che si tende a colpevolizzare quest’azienda solo perché è la più grossa e la più potente?

E’ giusto indignarsi, è giusto rimanere basiti di fronte alle condizioni di lavoro se risultano alienanti o se sono troppo faticose, così come è giusto arrabbiarsi se chi dovrebbe pagare le tasse in Italia non le paga. Però, perché allora solo contro Amazon? Onestamente, mi sembra il minore dei nostri problemi. Da qualche parte bisogna iniziare, certo, ed è giusto. Ma forse inizierei da qualcosa di più piccolo, più vicino a noi, forse più facile. Qualcosa che abbiamo davvero il potere di cambiare.

Questi dubbi me li son posti anch’io, però almeno a questi ho trovato una risposta.
Semplicemente perché da qualcosa si deve iniziare: non si può sempre aspettare che qualcuno lassù in alto faccia qualcosa di giusto (anche se sarebbe ora), non si può pretendere che la società domani si svegli e si accorga improvvisamente che così non va. Se non iniziamo noi per primi, dalle cose piccolissime non si andrà mai da nessuna parte. Sono una di quelle che sostiene che le persone possono fare la differenza se lo vogliono.
Quindi perché non partire proprio da qui, dai libri, la nostra materia prima?

Questo motivo mi ha spinta più degli altri, elencati prima, a decidere di non comprare più da Amazon. Perché dopo che sono uscite queste inchieste non posso, non riesco a far finta di nulla. Non riesco a dire: c’è di peggio. Sicuramente c’è di peggio e ci sono questioni più importanti cui pensare, però non so, dico beati voi che non vi rodete il fegato, io provo il nervoso quando leggo queste inchieste perché i libri sono il mio “pane quotidiano”.

Comunque devo essere sincera?
Non credo che “boicottare” Amazon serva a qualcosa concretamente, men che meno a migliorare le condizioni dei lavoratori. (Anzi se pensassi a loro dovrei continuare a comprare ad Amazon). Credo che gli unici che possano fare qualcosa siano i lavoratori stessi e leistituzioni che devono intervenire.
Per questo:

 Però credo che il passaggio tra ‘questa azienda fa cose sbagliate’ e ‘non darò i miei soldi a questa azienda’ sia logico e molto breve – Leggivendola

Amazon, il suo servizio, i suoi clienti
Tutte le persone non fanno altro che dire che Amazon è fantastico, ha un servizio eccellente, costa poco, sono veloci, c’è tutto etc. Questo eccellente servizio ha però un costo umano e l’abbiamo visto.
Questo però non è stato il motivo.
Forse perché sono convinta che: si, io posso agire nel mio piccolo, ma prima, ecco, prima devono farlo quegli operai e soprattutto la politica.

Alla fine quello che mi ha spinta a non comprare più su Amazon non sono le battaglie etiche ma l’ideologia di cui si fa protatrice l’azienda.
Io non “boicotto” ma mi oppongo a un’ideologia che non è in sintonia con la mia persona.

Riflettendoci serenamente ho pensato che io non ho (più) bisogno che un libro arrivi a casa mia nel più breve tempo possibile: poi magari rimane sul comodino per mesi.
Ho pensato che rileggere e pensare un po’ di più non può che farmi bene.
Ho pensato che la filosofia de “il cliente ha sempre ragione” ha trasformato il cliente in una brutta bestia: pretende sempre il massimo al minor costo possibile, e poi vuole lo sconto.
Ho pensato che questa idea del servizio eccellente, ovvero che tutto possa essere fatto a costo quasi zero per noi clienti, sta distruggendo la cultura e chi lavora per questa, prima ancora degli operai sfruttati.
Ho pensato che lo sconto selvaggio ha trasformato tutti: i commercianti alzano il prezzo perché sanno che poi tu gli chiederai lo sconto (ma loro l’affitto devono pagarlo), viceversa i clienti sanno di avere diritto allo sconto e quindi fanno di tutto per far scendere il prezzo, con la minaccia dell’altrimenti lo compro su internet.
Ho pensato che se non ho i soldi per comprare tutti i libri che vorrei leggere può a volte essere un bene per non farsi girare la testa tra tutte le novità editoriali, dove la maggior parte sono fuffa.

In sintesi ho pensato che non ho bisogno di Amazon, del suo servizio e dei suoi mille prodotti che arrivano a casa mia in pochissimo tempo a costo quasi zero: all’idea del “tutto&subito” io dico No, grazie.

Certo il mio è un punto di vista “di parte”, con la cultura ho lavorato e ci lavoro: ho visto che questo modo di pensare, ovvero che tutto sia dovuto perché la cultura deve essere di tutti sta paradossalmente portando alla rovina e fine della cultura stessa.
E la causa sono i primi fruitori di questa cultura: gente che ama troppo la cultura e vuole tutto, però non avendo i soldi lo vuole a costo quasi nullo. È giusto?
La cultura di un certo livello, di qualità, ha dei costi ed è giusto pagarla.

Certo ognuno poi è libero di fare quello che vuole, di non rinunciare alla comodità, alle ultimissime novità, allo sconto perenne: la pensa diversamente (per ragioni validissime, ci credo, ognuno ha una sua storia) e di conseguenza agisce in modo diverso.
Sono d’accordo che tante cose dovrebbero cambiare nel mondo del libro e della cultura, sono la prima dirlo.
Io comincio rinunciando a qualcosa, scegliendo in modo più accurato in cosa investire i miei pochi soldi, scegliendo di pagare la competenza laddove c’è (non tutti gli operatori culturali hanno la professionalità richiesta).

Per questo io non comprerò più su Amazon, non per boicottare: semplicemente  non ho più voglia di pensare in questi termini.

 

di: Silvia Schwa

da: www.adaltovolume.blogspot.it