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Il gruppo delle mamme di scuola su WhatsApp è il male della nostra epoca

chat_mammeQuesto meritevole articolo di Repubblica pubblicato oggi apre finalmente uno squarcio su uno dei grandi mali della nostra epoca.

Il razzismo? La malnutrizione? La guerra?

No, i gruppi su WhatsApp delle mamme di scuola.

Per chi non fosse avezzo al tema, spiego brevemente: in un’epoca malata come la nostra, decine di genitori ritengono indispensabile tenersi in contatto attraverso una chat. L’idea di partenza sarebbe anche valida: condividere informazioni utili su ciò che accade a scuola ai deliziosi pargoli. Ben presto però questi gruppi si trasformano in un ricettacolo della peggiore umanità, un totem del male di vivere, un’apoteosi del degrado. Ma su questo torneremo dopo.

Da quanto scrive Repubblica, queste adunate sediziose digitali stanno iniziando a causare infatti guai molto reali, tanto che alcuni istituti hanno dovuto diramare circolari per vietare ai docenti di prenderne parte e chiedere ai genitori di non esagerare con le loro follie, di non litigare, di non usarli come tribunali digitali. In poche parole, di comportarsi come adulti e non come bambini rincoglioniti.

In passato avevo già usato come esempio un messaggio di WhatsApp per dimostrare come la qualità dei genitori sia un reale problema per i giovanissimi italiani. Questo nuovo episodio mi permette quindi di tornare sul tema.

Le cosiddette “chat delle mamme di scuola” (ma dentro ci sono anche papà, seppure in numero tendenzialmente inferiore: loro hanno già guai con i “gruppi del calcetto”) dovrebbero, in poche parole, essere giudicate dall’Onu come crimine di guerra o quantomeno normate in maniera molto severa, prevedendo pene corporali per chi ne crea una. E dico davvero. Questi piccoli gruppi virtuali tendono a tirare fuori il peggio dalle persone e ad innescare un processo deleterio per i figli.

Su alcuni blog potete trovare descrizioni accurate di cosa succede li dentro: centinaia di notifiche ogni ora, litigi infiniti per una gita o per un regalo, pettegolezzi, tribunali sommari, processi di piazza, richieste di aiuto per i compiti, buongiorno e buonasera, buongiornissimo e kaffèèèè ecc ecc. Ma fino a qui saremmo ancora nel campo del “facciamoci due risate, guarda che strano il nostro mondo, volemose bene”.

Il problema reale è che le chat delle mamme sono uno degli strumenti di quel male chiamato manie di ipercontrollo dei genitori sui figli. Genitori che devono sapere dopo 3 secondi quali e quanti compiti sono stati lasciati ai loro pargoli (perché loro il diario non lo hanno?), che devono commentare la difficoltà degli esercizi (ma i compiti dovete farli voi o loro?), che devono esprimere pareri sulla simpatia di un docente (ma sarete simpatici voi…), che devono verificare costantemente da altre fonti la veridicità di quanto dicono loro i figli (ammazza che fiducia).

Il passo successivo a questa opera di sovietizzazione scolastica, in cui il comitato superiore dei genitori sa tutto in tempo reale, sono le lettere manoscritte in cui si autorizzano i pargoli a non fare i compiti perché “devono imparare la vita” (una frase che ti mette subito voglia di mandare i minorenni e i loro genitori in miniera) o articoli in cui si sostiene che i compiti dei bambini siano difficili.

Insomma, si passa presto dall’ipercontrollo all’ipergiustificazione, al tirare su creature incapaci di confrontarsi con la realtà circostante perché sempre sorvegliate/protette dai genitori digitali. Una notifica dopo l’altra.

 

di: Mauro Munafò

da: www.espresso.repubblica.it

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By | 2018-04-25T21:26:57+00:00 ottobre 14th, 2016|Didattica, Eventi, Famiglia, Insegnanti, News, Recensioni, Scuole, Studenti|0 Comments

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