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Contano più le conoscenze che le competenze: l’Invalsi americana fa dietrofront, quella italiana tira dritto

Perché gli studenti degli Stati Uniti non riescono a migliorare le loro capacità di lettura nonostante i numerosi investimenti fatti per migliorare questa importante competenza? Per individuarne il motivo, il Naep, l’Invalsi americana ha convocato un gruppo di esperti per analizzare il fenomeno e il risultato delle loro conclusioni è stato sorprendente.

Il motivo è che “Leggere non è come andare in bicicletta”, non basta quindi saper solo pedalare, ma per capire un testo occorre poter contare su un solido bagaglio di conoscenze, mentre il sistema scolastico americano a causa delle scelte didattiche prese negli ultimi venti anni dai diversi governi, ha puntato tutto e solo sulle competenze, a scapito della ricchezza e la varietà del curriculum.

Sembra essere tramontata, dunque, la “moda” del modello americano di valutazione basato sui test e sulle competenze specifiche.

Gli skills misurati dalle classiche prove standard perdono quotazioni

Come hanno spiegato gli esperti americani convocati dal Naep, la lettura è un’abilità complessa che richiede sia la capacità di decodificare un testo sia quello più articolato di saperlo comprendere. Nella comprensione di un brano conta, quindi più il bagaglio di conoscenze che gli skills misurati dalle classiche prove standard. Peccato che da noi, da alcuni anni si stia procedendo per il verso contrario: quello che porta verso le prove standardizzate nazionale e penalizza, invece, le conoscenze e la valutazione tradizionale personalizzata.

Gli esempi di studiosi che sono giunti a conclusioni anti-test sono diversi. Secondo Timothy Shanahan  professore emerito all’Università dell’Illinois e autore di oltre 200 pubblicazioni sulla «reading education», il sistema dei test commette anche un altro errore.

Quello di misurare le capacità dei ragazzi usando dei brani scelti secondo il loro livello di capacità, mentre al contrario diverse ricerche dimostrano che gli studenti imparano molto di più quando leggono testi al di sopra del loro livello di competenze e che proprio per questa ragione li portano a sforzarsi arricchendo di fatto il loro vocabolario e le loro capacità di comprensione del testo stesso.

Sì alla “cassetta degli attrezzi”

Quali sono, allora, i rimedi da apportare alla didattica se vogliamo veramente che gli studenti imparino a comprendere sempre meglio i testi di lettura? Dobbiamo puntare a fargli avere un curriculum sempre più ricco in storia scienze letteratura e arte che fornisca ai ragazzi una “cassetta degli attrezzi”, un sistema di conoscenze e un vocabolario articolato che potranno utilizzare ad ogni occasione.

Alcuni testi come “Data-Driven Improvement and Accountability” pubblicato nell’ottobre 2013 a cura del National Education Policy Center dell’Università del Colorado spiegano come nei sistemi scolastici basati sul “data-driven le statistiche sui punteggi sono spesso utilizzati per creare una forma particolare di incentivazione ad insegnare agli studenti unicamente come si devono affrontare i test e gli insegnanti a concentrare in modo particolare i loro sforzi sugli studenti che possono ottenere i migliori punteggi nei test.

Gli autori del testo propongono quindi di basare le valutazioni su un ampio ventaglio di prove e di indicatori che possano riflettere meglio ciò che gli studenti hanno imparato o stanno imparando, promuovere la responsabilità collettiva per il miglioramento degli apprendimenti.

E in questo la Finlandia, con il più alto punteggio del mondo nell’Education Index(pubblicato ogni anno nell’Indice dello Sviluppo Umano dell’ONU) e che non usa nessuna forma di valutazione standardizzata delle competenze dei docenti, ha sicuramente molto da insegnarci.

 

di: Dino Galuppi

da: www.tecnicadellascuola.it

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By |2018-05-07T10:02:32+00:00maggio 7th, 2018|Didattica, Estero, Insegnanti, MIUR, News, Recensioni, Scuola Digitale, Studenti|0 Comments

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