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Scuola, studenti come in spiaggia. L’ira dei presidi: bandite minigonne e canotte

A scuola come in spiaggia: shorts, infradito, minigonne, canotte. E i presidi dicono no. Con l’arrivo della stagione estiva è riscoppiata la ‘guerra’ tra i dirigenti scolastici che chiedono un abbigliamento “consono e rispettoso” delle aule scolastiche e i ragazzi che, anche con proteste e sit-in, rivendicano il diritto di vestirsi come vogliono. La premessa d’obbligo è che non esiste in questo senso una circolare del Miur che stabilisca il dress code per frequentare le lezioni ma in base al principio dell’autonomia ogni scuola può scrivere il suo regolamento. Che, a sentire la maggioranza dei presidi, non contempla bermuda, mini abiti, jeans a vita bassa che fanno intravedere gli slip o con i buchi “così grandi da sembrare residuati bellici”. Il tema, spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, “rientra tra quegli argomenti solo apparentemente futili. Credo che a scuola, come in tutti i luoghi istituzionali, sia necessario un certo decoro minimo che dovrebbe essere stabilito nel regolamento d’istituto che, a sua volta, dovrebbe essere approvato democraticamente e cioè con la partecipazione di tutte le componenti, anche degli studenti”.
Senza regole, sottolinea Giannelli, «si scade nell’anarchia e nella sopraffazione, se vogliamo che le scuole siano un luogo caratterizzato dal rispetto reciproco per tutti, non possiamo accettare che siano frequentate con un vestiario da stabilimento balneare».
La professoressa Annamaria Marcantorelli, preside del Liceo classico Giacomo Leopardi di Macerata, ha scritto alle famiglie chiedendo un abbigliamento “sobrio e decoroso” e ha ricordato anche le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella secondo il quale “è innegabile che nella scuola la naturale esuberanza dei giovani sia contenuta a livelli compatibili con un ambiente dove si esercita istituzionalmente una funzione educativo-didattica”. Chi non si atterrà a queste regole rischia, intima la preside, “spiacevoli provvedimenti sanzionatori che potrebbero avere ripercussioni sul voto di comportamento degli studenti”.

C’è chi, poi, come la dirigente dell’Istituto comprensivo Centro Storico di Moncalieri Valeria Fantino, ha addirittura promosso un sondaggio sui social (“Chi sarebbe d’accordo nel vietare canotte, shorts e minigonne cortissime a scuola?”) con l’obiettivo di “favorire la consapevolezza che ogni luogo ha il proprio codice di comportamento e di abbigliamento”. Insomma, ha rilanciato la professoressa Fantino, “non è assolutamente oscurantismo. Si tratta di educare gli studenti ad abbigliarsi e a comportarsi a seconda del contesto”. All’istituto Gentileschi di Milano si sono dovuti vietare addirittura i cappellini da rapper in classe. “Il regolamento d’istituto è chiaro — dice il preside Lorenzo Alviggi — ma è molto difficile farlo rispettare. Ci si chiede perché i genitori non intervengano, quando vedono i figli uscire così di casa”.

 

di: Veronica Passeri

da: www.quotidiano.net

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By |2018-05-18T11:57:41+00:00maggio 18th, 2018|Didattica, Famiglia, Formazione, Insegnanti, News, Recensioni, Scuole, Studenti|0 Comments

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