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LETTERA È tempo di rimediare alle (contro) riforme della scuola pubblica

Gentile Severgnini, il genio non discende dagli alberi genealogici, mentre la crisi odierna è responsabilità di chi ha distrutto la scuola pubblica. Di chi dichiarò che il figlio di un professionista non può essere messo a confronto con il figlio di un operaio, affermazione figlia di una concezione feudale della società. Di chi non smantellò le “controriforme neutriniche” e tentò di differenziare le minoranze linguistiche tutelate dalla Costituzione, dalla Legge n. 482/99 e dal DPR 275/99 per “risparmiare” un pugno di euro; il Friuli, abitato dalla seconda minoranza linguistica d’Italia dopo quella della Sardegna, si oppose e l’operazione fallì. Di coloro che, dopo aver lanciato la più grande campagna di ascolto degli insegnanti, detentori delle “meccaniche scolastiche”, rottamarono le idee e le proposte raccolte e sfornarono la “Buona Scuola”, senza ridurre il numero di alunni per classe, impedendo a docenti e dirigenti di contrastare il bullismo dilagante e imponendo la promozione di Pinocchio e Lucignolo, forse nell’illusione di annullare così l’insuccesso scolastico e la dispersione.

La scuola della repubblica italiana ha bisogno di un “anno zero” che ricostruisca dalle basi la filiera dell’istruzione pubblica nel nostro Paese. Dopo una pars destruens con riduzione del numero di alunni per classe e rimodulazione di organici, immissioni in ruolo, trasferimenti e autonomie scolastiche, “flagranza di reato” per maleducati, vandali e bulli, bocciatura per chi non studia, occorre avviare una pars construens. Le azioni prioritarie sono tre: ridefinizione della funzione docente col “full-time” facoltativo, cioè 36 ore settimanali all inclusive, ferie uguali a quelle degli altri lavoratori pubblici e stipendi europei, equiparazione economica dei dirigenti scolastici ai parigrado delle altre amministrazioni; introduzione dei docenti abilitati in lingue straniere, arte e immagine, informatica, scienze motorie e musica nella scuola elementare; avvio delle assunzioni, con nuovi titoli-mansioni-retribuzioni, nel rispetto della normativa sulla sicurezza. E i soldi? Ci sono: i milioni di euro donati alle scuole private e all’Invalsi, quelli spesi in convegni, corsi e aggiornamenti, i miliardi per i “delocalizzatori”, etc. Fino ad oggi è mancata la volontà politica. Domani è un altro giorno…

Antonio Deiara

da: www.italians.corriere.it

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By | 2018-06-05T08:26:20+00:00 giugno 5th, 2018|Didattica, Formazione, Insegnanti, News, Recensioni, Scuola Digitale, Scuole, Studenti, Tecnologia|0 Comments

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